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Progetto di promozione del benessere delle famiglie

La nostra nuova associazione ConFABULA, insieme all’Assessorato alle Politiche del Diritto alla Scuola del Municipio Roma IX, la Consulta della Cultura e la Biblioteca Laurentina propone il “Progetto di promozione del benessere psicologico e relazionale delle famiglie”.

L’iniziativa gratuita, in due fasi entrambe curate da psicologi e neuropsichiatri del Centro, mira a promuovere il benessere psicologico del bambino e dei suoi genitori, attraverso l’esperienza di una relazione sicura ed empatica.

La prima parte prevede tre incontri di cineforum, all’interno della rassegna “Genitori e figli: una delicata regia”. Per tre giovedì, a partire dal 23 settembre 2021, ci incontreremo presso il Centro Culturale Elsa Morante, dove a seguito della visione dei film, avremo modo di riflettere, in un dibattito moderato dai nostri specialisti, sulle tematiche emerse nelle pellicole selezionate.
Per conoscere i film presenti all’interno della rassegna, cliccate qui per scaricare la locandina.

La seconda fase del progetto, in 5 incontri, si terrà invece online e lo spazio di discussione sarà centrale. L’obiettivo sarà quello di rafforzare la qualità delle relazioni interpersonali all’interno e all’esterno del nucleo familiare, creando un momento di incontro e aumentando la consapevolezza rispetto alle dinamiche genitoriali.
In generale l’intervento terrà in considerazione la prospettiva dei genitori e dei bambini nel costruire l’analisi e la risposta ai loro bisogni, aiutando il genitore ad adattare il proprio comportamento e facilitando la sua relazione con il figlio.

Auspichiamo che il nostro progetto – andando a lavorare sulle competenze genitoriali, regolandone l’emotività, sostenendo e rafforzando l’iter di sviluppo dell’interazione, sottolineando l’importanza dello scambio affettivo fra i genitori e il bambino – alimenti un processo di innalzamento del benessere relazionale familiare.

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Stutter Zack: un fumetto per promuovere il cambiamento

Da oggi, 6 settembre 2021, è disponibile in libreria e sul sito della Erickson il primo graphic novel riguardante la tematica della balbuzie edito dalla casa editrice, a cura dalla prof.ssa Donatella Tomaiuoli e il suo staff del Polo Balbuzie.

Balbuzie in Adolescenza è uno strumento pensato per promuovere e diffondere un’idea corretta della balbuzie in età adolescenziale ed è articolato in due volumi: un fumetto a colori e un manuale, contenente informazioni teoriche, metodologiche e indicazioni strategiche.

La storia raccontata e illustrata nel fumetto è quella di un adolescente che, sollecitato dalla famiglia, inizia un percorso di terapia. L’approccio proposto è improntato al programma d’intervento seguito al CRC, il MIDA-SP, che considera la multidimensionalità del disturbo, l’individualità della persona, integrando la terapia logopedica con l’utilizzo di attività arti-mediate.

Stutter Zack, un fumetto per il cambiamento

Balbuzie in adolescenza nasce dall’incontro della prof.ssa Donatella Tomaiuoli con le tante famiglie e le persone che balbettano che, in questi anni, ha conosciuto lungo il suo cammino professionale e non ed è rivolto a tutti coloro che, a vario titolo, desiderano o si trovano a interfacciarsi con loro.

Stutter Zack è titolo e protagonista del fumetto, disegnato da Emiliano Serreli, che, insieme alla prof.ssa Tomaiuoli, ha curato la sceneggiatura.
Stutter Zack è uno spaccato della vita di un ragazzo adolescente che balbetta e, ancor prima di essere uno strumento di terapia per il clinico, è un vademecum utile a tutti, al ragazzo, alla famiglia, alla scuola, ai coetanei. Mira a diffondere un’idea corretta della balbuzie e della persona che balbetta, a presentare una chiave di lettura secondo cui rivedere i comportamenti di ognuno.

Dal 2018, insieme contro lo stigma

L’idea prende piede da uno studio internazionale condotto dalla West Virginia University, cui il CRC ha collaborato, da cui è emerso che la popolazione italiana è una di quelle che hanno, rispetto alla balbuzie, lo stereotipo negativo più alto. Da qui, bullismo, pensieri e comportamenti scorretti nei confronti della persona che balbetta.

Da allora è iniziata il nostro impegno contro lo stigma. In occasione della III edizione dell’International Conference on Stuttering del 2018, di fronte alla comunità scientifica nazionale e internazionale è stato presentato Stutter Zack – progetto di ricerca ancora in nuce – e un cortometraggio realizzato dalla Casa di Produzione D-Color, con la collaborazione del direttore della fotografia Vladan Radovic, già premiato nel 2015 con il David di Donatello. Sono intervenuti, al suo interno, Paolo Bonolis, Vinicio Marchioni e altre voci di persone autorevoli, per cui la balbuzie non ha costituito un impedimento nella realizzazione dei loro sogni.

Ci siamo lasciati, nel 2018, con tante buone intenzioni, nel 2021, a quasi un mese dalla IV edizione della Conferenza, esce nelle librerie Stutter Zack e nasce ICOS, nella sua nuova accezione di International Change of Opinion on Stuttering.

Il cambiamento coinvolge tutti. È un impegno e l’entusiasmo e la partecipazione di oguno stanno alimentando un progetto che vedrà in ICOS 2021 il suo giorno 0.

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Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo – Al di Là dello Spettro

In occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, il CRC pensa ad “Al di là dello Spettro”, concetto, prima che iniziativa ed evento.

È passato più di un anno, da quando le nostre vite sono state forzatamente stravolte. Le nostre abitudini irrimediabilmente modificate. Abbiamo imparato o reimparato ad apprezzare ciò che forse la vita frenetica ci aveva portati a trascurare, ma tanto altro è stato perduto e ci manca.

È un momento duro e, oggi, il lockdown pesa di più, rispetto a quello dell’anno scorso – seppur meno stringente. Siamo stremati e la speranza non veste più i colori dell’arcobaleno.

Vogliamo fare, dunque, in modo che la giornata del 2 aprile respiri di colore e freschezza quella di ogni bambino, diversa per ogni bambino, il linea con il suo essere speciale.

Vogliamo provare a trasferire un messaggio che noi stessi abbiamo appreso dai nostri piccoli. Vogliamo che quello spettro, che racchiude le diverse tipologie e sfaccettature dell’Autismo, permei l’iniziativa del CRC che allestirà, nelle strade dell’EUR, in prossimità del Centro, una mostra a cielo aperto dove, come supporto gli alberi, saranno esposti i disegni realizzati dai nostri bambini, dai loro compagni di classe, dalle loro insegnanti, dai loro terapisti, dai loro genitori. L’esposizione sarà accompagnata da una traccia musicale, realizzata ad hoc, che ognuno potrà ascoltare scansionando, con il proprio telefono cellulare, il QR Code presente ad inizio percorso.

Si parte da un concetto di mancanza. L’isolamento e la chiusura sociale sono caratteristiche tipiche del soggetto nello spettro. La mancanza/paura del contatto, la diffidenza nei confronti dell’altro. Sono sensazioni, queste, che chi di noi non ha sperimentato in questo periodo? Ci siamo sentiti delle bolle, nelle bolle, o al loro esterno, mentre, rispettivamente, all’esterno o all’interno di queste, era gran parte di ciò a cui ambivamo, a cui auspicavamo e che le contingenze lo rendevano, nostro malgrado, inaccessibile.

Abbiamo chiesto ai nostri bambini cosa fosse mancato loro. Di chi avessero sentito la nostalgia. Come si fossero sentiti e cosa avessero fatto per evitare la tristezza – denunciata dai più – legata al sentirsi soli.  I nonni sono tra i primi soggetti del desiderio: Francesco dice di sentirsi arrabbiato e triste, quando non può vedere il nonno Raimondo a cui, però, ha potuto telefonare quando voleva. Mia, anche, afferma di essere molto triste, ché non può raggiungere il nonno che le manca e allora, per sentirlo più vicino, guarda il cielo e lo immagina felice e contento. Al secondo posto, gli amichetti, a cui si fanno videochiamate, per cui si scrivono letterine e realizzano disegni. A Leo manca il gatto della zia, a Federico, invece, andare sull’altalena, ma può sempre andare in bicicletta con mamma e papà. Andrea sogna l’acqua della piscina dove fa nuoto; Sebastian, il campo da calcio. Ancora, a Maria Laura manca vestirsi carina per uscire; A Samuele giocare con la sua terapista in stanza.

Attraverso i disegni, abbiamo provato a raffigurare, a dar colore a sentimenti e sensazioni. A cercare soluzioni. “Cosa puoi fare per non sentirti triste e solo, come puoi scoppiare quella bolla che ti tiene lontano da ciò che desideri?”. Sfiorandola, colpendola, a volte solo soffiandoci su. Domani le vie dell’EUR risplenderanno di speranza. Abbiamo sperimentato che non è facile uscirne, ma abbiamo sperimentato, pure, che ci sono soluzioni per farlo.  Ce lo insegnano i bambini con i loro disegni, con la loro forza e la loro tenacia. Con la loro essenziale complessità.

Per scoppiare una bolla, infatti, a volte, basta solo soffiarci su.

 

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Ciao, ti presento il CRC.

Il CRC cambia, si evolve, cresce.

Nasce nel 2002, con una specificità sulla balbuzie, appunto. Di lì, il nome. Eravamo in tre, quando nel febbraio 2002, è iniziato il nostro sogno. Tante domande, tanta passione, tanti progetti; paura, quel tanto che basta.

“Se non hai paura quando un coccodrillo ti stacca una guancia, non sei vivo. Ascolta ragazzino, non puoi liberarti della paura, è come madre natura, non puoi batterla o sfuggirle, ma puoi resisterle e scoprire di che pasta sei fatto”.

Il viaggio di Arlo

Scegliamo l’azzurro a rappresentarci, un tondo avvolgente, un fiore che nasce al suo interno. Ogni traguardo, una festa: l’autorizzazione, l’accreditamento, l’ampliamento dell’accreditamento, la certificazione di qualità.

Ci prendiamo cura dei bambini che hanno bisogno di noi come fossero nostri. Lo facciamo da sempre.
Da quando eravamo in tre e il CRC aveva cinque stanze.
Da quando ci occupavamo solo di balbuzie o quasi, da quando avevamo una sala teatro all’interno del Centro e tre porcellini su una scrivania di vetro.

Oggi, siamo più di ottanta e il CRC, di stanze, ne ha trenta.
Ci prendiamo cura di gran parte dei disturbi che riguardano il Neurosviluppo, lo facciamo mettendo a disposizione, dei nostri piccoli, equipe multidisciplinari e ultraspecializzate e le tecnologie più avanzate. Siamo cambiati, cresciuti; ma il CRC è rimasto lo stesso. E la balbuzie è solo uno dei tanti disturbi di cui ci occupiamo. CRC e basta. CRC è tutto. Essenziale, conciso, diretto. Centro Ricerca e Cura. Ciò che facciamo, ciò che siamo.

Il rosso, primo colore dell’arcobaleno, si ritiene sia anche il primo colore che percepiamo dalla nascita. Il rosso è il colore del cuore, del dinamismo e della vitalità, simbolo di passione, forza e sicurezza. È il colore del fuoco, degli slanci vitali e dell’azione.

Tre lettere giustapposte, sovrapposte. Le lettere escono dal loro “schema”: si muovono, si fondono creando nuove forme e geometrie di colori. Se le parole sono importanti, le lettere lo sono ancora di più, eppure vengono sempre “lette” nella loro essenza pratico-funzionale, ma avete mai notato quanto invece siano belle? La lettera diviene, così, nel nuovo logo del Centro, una forma espressiva di arte; oltre le parole, si mostra e continua a comunicare, in una modalità diversa.

Caratteri ad alta leggibilità per i testi del nostro nuovo sito; abbiamo scelto Biancoenero, la prima font italiana ad alta leggibilità elaborata dai nostri partner della Casa Editrice omonima con cui collaboriamo da circa dieci anni, in occasione del progetto Redazione Ragazzi, portato avanti dal nostro Polo Apprendimento.

Andiamo oltre le parole per superare i limiti. Un lavoro di costante ricerca e scoperta. Dove ciò che c’è è solo una piccola parte, dove la ricchezza è preziosa, celata nei dettagli, una corsa liberatoria, un gridolino entusiasta, una risata esplosa, uno sguardo trasognato, una parola non detta. Due occhi che ti guardano e cercano. Tutti la stessa cosa, seppur nella loro più immensa diversità: l’amore.
E noi, al CRC, ogni giorno, cerchiamo di darne.

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Io e te – la nuova rubrica de IL CRC C’È sugli stili educativi genitoriali

Non esiste il manuale del genitore perfetto. I figli non arrivano con annesso il libretto di istruzioni per l’uso. Diventare genitore, così come figlio è un’avventura che ciò che prima era una coppia, insieme a ciò che prima era un’idea, un sogno, un progetto, una sorpresa, iniziano insieme. Un’avventura che prosegue e muta nell’essere affianco, in cui ci si sperimenta e avvengono scambi reciproci.

Introduciamo, nella nostra programmazione settimanale de IL CRC C’È, una nuova rubrica sugli stili educativi genitoriali “Io e te”. Ma cosa sono gli stili genitoriali? È possibili catalogare dei comportamenti?

“Ogni genitore – racconta la dott.ssa Federica Funari, psicologa dello sviluppo e ideatrice e curatrice della rubrica, insieme alla dott.ssa Sabrina Scala, psicologa anche lei – nella sua relazione con il bambino, adotta una modalità, che gli studiosi hanno ravvisato possa far parte di una rosa di quattro. In base a questi studi, un genitore può essere, infatti: indulgente, autoritario, autorevole, distaccato”.

Queste quattro modalità sono la risultante, in primis, del mix di due componenti principali, che si ritrovano, nei diversi stili, a vari livelli: il supporto – quel comportamento che induce nel bambino la sensazione di sentirsi a proprio agio con il genitore, di sentirsi accettato da lui – e il controllo – definito come “la condotta mossa dall’intenzione di dirigere il comportamento del bambino in una direzione desiderabile per il genitore (Rollins e Thomas 1979)”. Stiamo parlando di studi e classificazioni; nella realtà non esistono confini così rigidi e definiti, ma guardando le puntate della nostra nuova rubrica, ciascun genitore potrà rivedere nelle caratteristiche di uno stile, più che di un altro, il proprio agire nei confronti del proprio figlio.

“Perché il messaggio possa essere maggiormente fruibile – racconta la dott.ssa Sabrina Scala – abbiamo utilizzato i film della Disney. Abbiamo estrapolato degli spezzoni che ci apparivano più esemplificativi di una certa modalità e ne abbiamo individuato le caratteristiche e le eventuali conseguenze che queste potrebbero avere sul bambino e sull’adolescente di domani ”.

La rubrica “Io e te” non vuole essere inquisitoria o ammonitoria, piuttosto porsi come una guida operativa per poter riflettere e mettersi in gioco, in modo consapevole rispetto alla propria linea educativa. Nei nostri appuntamenti, infatti, assisteremo a comportamenti tipici di ogni stile genitoriale, passeremo poi ad analizzare gli effetti che un determinato approccio può avere sul bambino e poi viceversa cosa le azioni/reazione del bambino generano nel genitore. Inizieremo la prossima settimana, introducendo il primo stile e ne disquisiremo insieme. Non diciamo altro se non che il cartone a far da guida, nella prima puntata, sarà “Alla ricerca di Nemo”.

E tu, che genitori credi di essere?

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Dal cornetto alla protesi acustica: informazioni e falsi miti sul mondo della sordità infantile

“E se i dinosauri fossero stati sordi?” Beh, forse non avrebbero avuto il logopedista! Forse lo avrebbero mangiato! E allora, forse, solo i più audaci ed intraprendenti sarebbero diventati Logopediraptor o Logosaurus Rex!! E solo loro avrebbero potuto trasformare un pesce trombetta o un formichiere nella prima tromba acustica mai creata.

Ma come si è arrivati dalla tromba acustica ai moderni, piccoli e avanzati device?

Il XVII secolo: Benvenuto cornetto acustico

Il primo cornetto acustico somigliava a una tromba. Ma all’epoca non esisteva amplificazione o perfezionamento del suono, quindi il cornetto non poteva far altro che raccogliere il suono e portarlo nell’orecchio.

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Il XIX secolo: Nascondendo il cornetto

Nel XIX secolo il cornetto venne ridisegnato: il design modificato con intricate incisioni, dipinti e cesellature per aiutare a nascondere la perdita uditiva. C’erano, poi, le fascette acustiche (tipo cerchietti), il ventilatore acustico, le sedie acustiche. Tutti creati per aiutare le persone con perdita dell’udito a sentire meglio – e in qualche modo mascherare il dispositivo che li aiutava a farlo. All’epoca, l’ipoacusia creò un enorme stigma per chi aveva problemi di udito. Per tale motivo nacque l’esigenza di trovare soluzioni che fossero invisibili agli occhi esterni.

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1898: Entra in scena l’apparecchio acustico elettronico

Nel 1876 fu inventato il telefono e fu possibile trasmettere il segnale sonoro elettronicamente in qualsiasi luogo. Dopo una decina d’anni o poco più, nel 1898, fu inventato il primo apparecchio acustico elettronico, l’AkouphoneQuesto era composto da un microfono separato, da un amplificatore, dalle cuffie e da una batteria grande e voluminosa che durava solo un paio d’ore alla volta. Sfortunatamente, il dispositivo era anche costoso, quindi solo poche persone potevano permetterselo.

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1900: Gli apparecchi acustici elettronici diventano più piccoli (ma non ancora maneggevoli)

Nella prima parte del XX secolo, gli apparecchi acustici diventano più piccoli. Tuttavia, si doveva indossare l’amplificatore e le batterie attorno al collo e il microfono veniva tenuto in mano. Quindi chiunque parlasse poteva farlo direttamente nel microfono, proprio come un giornalista. Le dimensioni del microfono dipendevano dalla gravità della perdita uditiva, quindi più l’ipoacusia era importante, più era grande il microfono.

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1950: Nasce la radio transistor, cambiano gli apparecchi acustici, si avviano gli studi di elettrofisiologia

Una successiva e grande rivoluzione nella storia degli apparecchi acustici avviene a metà del XX secolo, poco dopo che fu inventata la radio transistor. Finalmente gli apparecchi acustici iniziarono ad assomigliare agli apparecchi acustici che usiamo oggi e, già dagli anni ’60, si iniziarono a vedere i primi apparecchi endoauricolari. Dal 1957, numerosi ricercatori americani diedero avvio ad esperimenti per la messa a punto di dispositivi elettronici che, in qualche modo, stimolassero la coclea e il nervo connesso. Tali esperimenti portarono, attorno alla fine degli anni ’70, alla realizzazione di impianti cocleari efficienti e utili a chi lamentava gravi problemi d’udito.

1990: Gli apparecchi acustici diventano digitali (e ancora più piccoli) e l’impianto cocleare è approvato dall’FDA

La digitalizzazione dei device ha fatto un’enorme differenza per le persone con deficit uditivo. Il piccolo e programmabile computer all’interno degli apparecchi acustici può amplificare con precisione milioni di segnali sonori differenti fra loro e migliorare significativamente il suono. Già dalla metà degli anni ’80 la FDA (Food and Drug Administration) approva l’utilizzo degli impianti cocleari negli adulti. Poi, grazie alla realizzazione di dispositivi sempre più avanzati dal punto di vista tecnologico, ne approva l’utilizzo anche nei bambini di almeno un anno di vita (era il 2000).

Oggi: La connettività , il design e il moderno impianto cocleare

 In questo secolo, l’apparecchio acustico diventa più smart che mai: usando internet gli apparecchi acustici possono essere connessi con lo smartphone, il telefono, la TV, così da essere veicolo di musica e telefonate. Anche se piccoli e discreti, gli apparecchi acustici di oggi sono come potenti computer. Elaborano il suono automaticamente, adattandosi all’ambiente mentre ci si muove. L’era dell’impianto cocleare lancia la sfida della riabilitazione delle sordità profonde e segna un nuovo passo avanti nella storia delle ipoacusie.

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LA NOSTRA RUBRICA

La rubrica “Guarda come sento!” vuole offrire ai genitori un sostegno ad interpretare informazioni e falsi miti sul mondo della sordità infantile e della sua riabilitazione. Durante gli incontri, sarà offerta una breve presentazione della sordità, delle implicazioni comunicative e delle diverse opzioni di riabilitazione oggi disponibili. Ogni incontro sarà seguito da uno spazio aperto alle domande da porre all’esperto.

“Io ti sento e tu?”

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La Mindfulness raccontata ai bambini – una nuova rubrica de IL CRC C’É

Degli ultimi giorni, la notizia che il presidente Conte ha protratto lo stato d’emergenza sino al 31 gennaio 2021. La vita sembra essere ripresa, le scuole hanno riaperto, i bambini con la mascherina fanno la ricreazione seduti al banco, seguono percorsi diversificati per raggiungere le aule, sono divisi in gruppi per cui la campanella d’ingresso suona ad orari scaglionati. La vita sembra essere ripresa, ma siamo ben lontani da quella che fino a pochi mesi fa usavamo considerare normalità.

Che effetto avrà tutto questo?

Non è la prima volta che la popolazione mondiale si trova ad affrontare una crisi di tipo pandemico, ma stavolta è presente un elemento di rischio in più rispetto ad altri eventi catastrofici che si sono succeduti nella storia: l’isolamento sociale, la distanza fisica. L’esatto opposto su cui si fonda la vita dell’uomo, un “animale sociale” come scrisse, nella sua Politica, il filosofo greco Aristotele, nel IV secolo a.C.

Che effetto avrà tutto questo sui nostri bambini, la cui fascia più colpita sembra essere quella compresa tra i 6 e i 10 anni?

Molti studi, condotti a livello internazionale, hanno evidenziato quanto il periodo appena affrontato abbia inciso profondamente nella vita dei bambini, il cui 75% ha riportato importanti conseguenze psicologiche, tra cui disturbi del sonno, aumento di irritabilità, disturbi d’ansia.

Come prendersi cura di tutto questo?

I bambini sono il nostro futuro, preservare loro vuol dire garantire al mondo una prospettiva più rosea rispetto a quelle che vediamo oggi con i nostri occhi velati di incertezza e preoccupazione.

Da questa consapevolezza, nasce la nostra nuova rubrica “In cammino verso la Città della Gioia”. Una rubrica settimanale messa a punto da un gruppo di lavoro di eccezione, composto da due delle nostre NPI, Sara Marciano e Chiara Pirisi e due delle nostre psicologhe, Silvia Rossi e Maria Grazia Totino, con la collaborazione (direttamente dall’Agenzia Spaziale Italiana!) del musicista Enrico Potenza.

In cammino verso la Città della Gioia si ispira ai principi della Mindfulness e vuole trasmettere, attraverso quattro appuntamenti, l’importanza di rimanere ancorati al momento presente, insegnando a gestire al meglio lo stress e a sviluppare anche un’attitudine di gentilezza amorevole.

“Quando ha iniziato a prendere corpo l’idea di coinvolgere i bambini in un percorso ispirato alla Mindfulness – racconta Sara Marciano – ho provato subito una grande gioia. Immaginare di poter donare maggiore tranquillità e valorizzare tanti aspetti della vita che possono in questo modo diventare più ricchi e profondi, era un sogno molto audace che, con l’aiuto delle mie colleghe, spero possa diventare una bellissima realtà per tanti dei nostri cuccioli. Mi affascinano molto, in questa strada che ci accingiamo a percorrere, la capacità di poter sospendere il giudizio sul momento presente e poter così avere una consapevolezza più piena di ciò che viviamo, e la possibilità di sviluppare una gentilezza amorevole, che sicuramente ci condurrà a poter essere tutti più vicini e più uniti”.

La Città della Gioia rappresenta uno stato di comunione con sé stessi, una presa di consapevolezza; un modo di accettarsi per quello che si è, includendo risorse e limiti, volersi bene. La città della Gioia è meta in senso lato del cammino che intraprendono i due protagonisti della favola che fa da cornice alla rubrica: Bipi e Hanumi, un piccolo alieno e una scimmietta, l’uno più cauto e riflessivo, l’altra più impulsiva ed emotiva, incarnano due differenti approcci alla vita.

“Disegnare i personaggi della storia – spiega Silvia Rossi – dargli vita, è stato anch’esso un percorso di crescita. Ci sono stati ovviamente diversi tentativi cestinati, c’è stato un confronto continuo con le colleghe per arrivare alla rappresentatività condivisa di quello che il progetto era nelle menti di ognuna di noi. Alla fine, sono contenta di come abbiano preso forma Bipi e Hanumi. In questi mesi, mi sono divertita a immaginare ogni vignetta, a giocare con i colori e le espressioni. Ho scelto uno stile di disegno molto semplice, che possa essere accattivante per un bambino e che accompagnasse l’adulto a un armonico ritorno all’infanzia. Sono immagini che spero rimangano nei ricordi dei bambini, che siano fonte di ispirazioni per i piccoli futuri artisti”.

Il percorso dei due sarà costellato da incontri con strani personaggi che daranno indicazioni su come raggiungere la Città della Gioia, attraverso suggerimenti ispirati ad alcuni dei concetti base della Mindfulness: respiro, ascolto, consapevolezza del proprio corpo, gratitudine.

“L’incontro con la Mindfulness – racconta Chiara Pirisi –  fu per me sorprendente. In un momento di grande stress ne ho saggiato la forza. Oltre che da un punto di vista professionale, ho sentito il desiderio come persona di “passare” la scoperta, di condividerla. Abbiamo pensato ai nostri bambini, a tutto quello che stanno vivendo in questi tempi incerti e con il resto del gruppo abbiamo deciso di creare uno spazio di gioco e scambio in cui apprendere alcune tecniche semplici, ma preziose, per aprire uno spazio di osservazione sul proprio interno e guardare all’altro con uno sguardo amorevole”.

Al termine di ogni episodio, ai bambini sarà consigliata un’attività da svolgere insieme ai propri genitori, per mettere in pratica ed esercitare l’insegnamento appena acquisito.

“La possibilità di dare voce alla fantasia e narrare alcuni vissuti preziosi – argomenta Maria Grazia Totino – che man mano si delineavano a partire dalle intuizioni del gruppo, è stato per me un prezioso regalo. In un momento in cui tutto il mondo si stava chiudendo, magicamente ho visto aprirsi uno spazio, di condivisione, di cammino comune, di volontà di donarsi, uno spazio dove poter tornare bambini e assaporare ogni passo di scoperta. Uno spazio di magia, dove i personaggi della storia si sono presentati uno dopo l’altro, assieme ai miei compagni di viaggio, con le loro avventure, a ricordarmi che il mondo è sempre pieno di amore e speranza”.

La favola “La città della Gioia” è originale, scritta e illustrata dalle colleghe, così come originali sono le musiche che accompagneranno i momenti di attività appena menzionati, composte da Enrico Potenza, il quale racconta così la nascita delle composizioni:

“Ho cercato di realizzare delle musiche d’accompagnamento che risultassero sia complementari al messaggio di fondo, che contestuali alla sinossi e al tema dei disegni, optando per delle sonorità leggere e rilassanti e delle melodie di pianoforte positive, facili e ricorsive. Comporle è stato molto più semplice del previsto, mi è bastato immaginare di dover insegnare ad ascoltare e capire le proprie emozioni al bambino che ero. La Musica è venuta da sé”.

La rubrica farà da apripista a un progetto più ampio, di cui daremo notizia nelle prossime settimane, incentrato sul benessere e rivolto sempre ai nostri piccoli, alla cura che nutriamo nei loro riguardi e alla prospettiva di un futuro guidato dalla consapevolezza.

Di seguito i file delle attività da scaricare:

Costruiamo insieme il barattolo della calma.

 

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International Conference on Stuttering – 3rd edition

Sabato scorso, 16 giugno 2018, si è conclusa la terza edizione dell’International Conference on Stuttering, Conferenza a carattere internazionale che ogni tre anni richiama a Roma i maggiori esponenti nell’ambito della balbuzie.

Come location per l’evento, il CRC Balbuzie, suo organizzatore, ha scelto nuovamente la sede generale dell’INPS, in Via Ciro il Grande, 21, all’EUR, che quest’anno celebrava il 120° anniversario  dalla fondazione del suo istituto.

Quest’anno, nel corso della Conferenza, sono intervenuti 20 keynote speakers dalle Università e Centri di tutto il mondo che hanno fatto il punto della situazione circa gli ultimi avanzamenti scientifici sul tema. A coordinare lo svolgimento dei lavori, un inappuntabile e blasonato comitato scientifico composto dai professori Mark Onslow e Ehud Yairi, rispettivamente della University of Sydney e della University of Illinois Tel Aviv University e dalla prof.ssa Donatella Tomaiuoli, docente del Corso di Laurea in Logopedia presso la Sapienza – Università di Roma e l’Università di Roma “Tor Vergata”, nonché direttore del CRC Balbuzie.

“Sono stati mesi di intenso e approfondito confronto, le migliaia di chilometri venivano colmate da conference call su Skype ed e-mail inviate a ogni ora del giorno e della notte – riporta la prof. Tomaiuoli – tutto questo per offrire ai partecipanti un prodotto ineccepibile, altamente formativo e soprattutto pratico”.

Conferenza balbuzie Roma

L’ICOS punta sui giovani e sulla finalità pratica degli interventi

Una delle novità di quest’anno sono, infatti, state le masterclasses, in cui la prof.ssa Marie-Christine Franken (Erasmus University MC)  e la dott.ssa Robyn Lowe (Sidney University) hanno dimostrato, secondo due approcci differenti, come progettare un trattamento per il cliente adolescente.

“Per la quarta edizione, a cui stiamo già ragionando, si è pensato di implementare gli interventi pratici e di inserire spazi in cui gli stessi partecipanti, divisi in gruppi di lavoro, possano confrontarsi su casi clinici, con la supervisione di tutor di eccezione, i keynotes speakers, cui un abbozzo di lista è stato già stilato.” prosegue la prof. Tomaiuoli.

Quest’anno il Convegno ha visto la partecipazione di circa 250 iscritti, molti dei quali, studenti dalle università di tutto il mondo e altrettanti giovani ricercatori, che hanno presentato interessanti lavori sia sottoforma di speach che di poster. “Siamo contenti che il Convegno abbia richiamato così tanti giovani, ma soprattutto che ve ne siano così tanti interessati ad una materia così di nicchia. I giovani rappresentano il nostro futuro e ci auguriamo che l’ICOS possa essere per loro uno stimolo per idee grandi destinate a fare sempre più chiarezza in quest’ambito e a trovare soluzione sempre più innovative”.

Conferenza balbuzie Roma

Un fumetto per combattere il bullismo

A proposito di innovazione, quest’anno la prof.ssa Tomaiuoli ha presentato il nuovo frutto del lavoro profuso da parte del CRC Balbuzie, il fumetto Stutter Zack, un’intera collana, disegnata dal fumettista Gabriele Mareri, che avrà come protagonista un adolescente che balbetta. “Abbiamo pensato al fumetto – spiega Tomaiuoli – perché riteniamo sia un mezzo, che, vicino ai giovani, possa veicolare, in modo coinvolgente, messaggi di vita, positivi. Attraverso i cinque numeri che andranno a costituire la collana, presto pubblicata dalla Casa Editrice Erickson, vedremo un’evoluzione di Zack, che, vessato dal bullo Viktor per via della sua balbuzie, riuscirà a liberarsene, ritrovando la serenità, con l’aiuto della logopedista Emily, che lo spingerà a riflettere sul giusto peso da attribuire alla sua disfluenza, semplice caratteristica di chi balbetta, non certo ostacolo o impedimento al raggiungimento dei suoi obiettivi”.

La presa in giro è stato un tema caldo nel corso di questa terza edizione, messo in luce nel fumetto, era al centro anche della tesi premiata, come migliore, per gli anni accademici 2017/18 e 2018/19, dal titolo “Stuttering and bullyng: an analysis in Italian schools”.

Conferenza balbuzie Roma

Un cortometraggio contro lo stereotipo negativo sulla balbuzie

“Il bullismo è, al giorno d’oggi, è un fenomeno sempre più diffuso  e purtroppo molte persone che balbettano sono costrette a doverlo fronteggiare avendo a loro disposizione strumenti più o meno funzionali, più o meno efficaci. La presa in giro nasce da un’errata visione della balbuzie da parte della comunità, in particolar modo della popolazione italiana che, da uno studio internazionale condotto dalla West Virginia University, è emersa essere quella con lo stereotipo negativo più alto sulla balbuzie. Da qui la realizzazione, a cura della casa di produzione D-Color di Pierpaolo Gualà e Claudia Borzie del direttore della fotografia Vladan Radovic, già premiato nel 2015 con il David di Donatello, di un cortometraggio che insegnasse, per bocca di chi balbetta, quanto la balbuzie conti davvero poco quando di mezzo ci sono alte aspirazioni e grandi sogni. Per l’occasione, sono state raccolte le testimonianza di Paolo Bonolis, Vinicio Marchioni, di un magistrato della Corte dei Conti di Roma, Vanessa Pintu, che, nella loro vita, hanno saputo imporsi con e grazie alla loro irripetibile unicità.

Conferenza balbuzie Roma

Martina de Meis

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Coloriamo lo Spettro – Fonte Meravigliosa

La sezione A è l’ultima aula in fondo al corridoio. La maestra Monica mi attende sulla porta, ha indosso un camice bianco fregiato di disegni di bimbo, un sorriso gioviale e occhi vispi. Sono lì per  via di Coloriamo lo Spettro, concorso che il CRC ha indetto per l’anno scolastico 2017/18, finalizzato alla promozione e alla cultura dell’inclusione scolastica della disabilità nelle scuole dell’infanzia. La maestra Monica, per l’occasione, ha letto, insieme ai suoi bambini, una storia, una storia di amicizia e generosità, e altruismo e comprensione, che narra di un pesciolino dalle squame color arcobaleno, che solo dopo esser rimasto solo, per via del suo egoismo e della sua vanità, ritrova i suoi amici, comprendendo l’enorme valore del dare e del darsi.

“Con i bambini tutto passa attraverso la narrazione – spiega l’insegnante – il mutuo aiuto, la reciprocità, la diversità, il bisogno e la mancanza sono concetti astratti, difficili per loro da assimilare, se non attraverso storie che di quei valori se ne facciano portatrici, contenitori. A seguito della narrazione, è stato chiesto ad ognuno di loro di disegnare una parte del racconto, e raccontarla a proprio modo. Abbiamo realizzato dei cartelloni, in cui ognuno, attraverso la tecnica del collage, ha dato vita al suo Arcobaleno. Tutti abbiamo partecipato all’arricchimento di questa storia, insieme abbiamo riflettuto sulla sua portata, l’abbiamo introiettata mettendola in scena e infine l’abbiamo vissuta con la realizzazione di quella che ci piace chiamare la stanza del mare, dei pesci e dell’amicizia”.

L’insegnante mi indica una porta, mi avvicino, la apro e un senso di meraviglia misto a stupore e incredulità mi pervade. All’interno è tutto un susseguirsi di veli di tulle, di pesci che fluttuano in quello che non serve troppa fantasia per crederlo un mare. A terra un tappeto di pluriball attenua il rumore dei passi, da un lato c’è un materassino, di quelli che si usano in palestra, dall’altro due tavolini, uno con su una bacinella d’acqua, uno con su un contenitore pieno di sabbia, e poi ci sono le conchiglie, la fauna marina, tappi di sughero e barchette. Mentre mi giri intorno esterrefatta, la maestra Monica accende lo stereo che inizia a suonare il rumore, il canto delle onde del mare e allora vien voglia di toglier le scarpe e tornare bambini, di giocare con l’acqua, la sabbia, di leggere un libro stesi sul materasso sottile, o semplicemente guardarsi intorno e ammirare cosa la forza della passione riesce a produrre.

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“Questa è la nostra stanza multisensoriale– interviene l’insegnante, distogliendomi dal mio sogno a occhi aperti – l’abbiamo messa su in una settimana. Noi insegnanti curavamo la manodopera, i bambini dirigevano i lavori. Tutto è stato realizzato con materiali di recupero. Abbiamo dato vita a questa stanza pensando a Riccardo, il nostro compagno speciale. Riccardo è un bambino calmo, tranquillo, ma quando c’è troppo rumore, chiasso, disordine, si agita e qui ho notato ritrova il suo equilibrio, la sua serenità. Nella stanza esistono delle regole. E mai come qui dentro sono rispettate, tanta la voglia di rimanervi e tornarci ancora e ancora. Si entra quattro alla volta e ci si divide per giocare, due alla sabbiera e due alla bacinella d’acqua. Accanto ad ogni postazione, sono presenti diversi elementi divisi per categorie: gli elementi naturali, gli elementi artificiali, quelli che galleggiano e quelli che vanno a fondo e in più i bambini sono sollecitati da stimoli tattili, visivi, uditivi e presto anche olfattivi, a cui sto lavorando”.

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Sono stupita, davvero. La stanza del mare, dei pesci e dell’amicizia è quella in cui ogni bambino vorrebbe giocare, è la materializzazione di un sogno, l’ingresso in un’altra dimensione che, alla scuola Fonte Meravigliosa, le insegnanti hanno reso reale. La stanza è un premio o il soddisfacimento di una necessità. E ad oggi, non è più solo appannaggio della sezione A, ma di tutta la scuola, di tutti i bambini che ne hanno bisogno e che lo desiderano. È un patrimonio, ricordo di averla chiamata. Un tesoro. E tutto per un’idea, la nostra, la loro. Basta poco, mi dico, ringraziando Monica. E lei ringrazia noi, perché Coloriamo lo spettro è stato molto di più che un concorso a premi. È stata un’occasione, un’opportunità, per pensare, e far sempre meglio il bene che si faceva di già.

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L’inclusione scolastica premia

Mercoledì 16 Maggio 2018, presso l’Aula Consiliare del IX Municipio, dalle 16:30 alle 19:00, si terrà la premiazione della prima edizione di Coloriamo lo Spettro – I bambini accolgono l’Autismo a scuola, concorso rivoltoa tutte le Scuole dell’Infanzia che insistono sul IX Municipio finalizzato all’inclusione della disabilità.

L’iniziativa, promossa dal CRC e sostenuta dal Municipio IX, ha visto la partecipazione, nell’anno scolastico corrente, di quindici scuole, circa quaranta insegnanti e più di quattrocentocinquanta bambini che, nel giro di pochi mesi, hanno realizzato cartelloni, video, filastrocche, disegni, libriccini volti ad esemplificare il rapporto che lega loro al compagno speciale.

Coloriamo lo Spettro aveva lo scopo di promuovere, sensibilizzando insegnanti, genitori e bambini stessi, la comprensione e l’inclusione della disabilitàe di farlo il prima possibile. “Sono proprio i più piccoli – spiega il dott. Christian Veronesi, psicologo clinico e psicoterapeuta del CRC Balbuzie, nonché direttore scientifico del progetto – a manifestare la necessità di possedere strumenti utili ad aiutare i loro compagni più fragili”.

Il progetto è nato, nello specifico, da una domanda di un bimbo di quattro anni che, facendo riferimento ad un compagno autistico, si è rivolto al dott. Veronesi in questi termini: “Ma io come lo posso aiutare Pietro?”. Ecco, tale iniziativa vuole essere la risposta a questa domanda. Pietro lo si aiuta con la disponibilità al prestare aiuto, con la comprensione di un bisogno, con l’accettazione positiva e propositiva della diversità.

Coloriamo lo Spettro appare, dunque, come un’occasione per promuovere, nella Scuola, la cultura dell’accoglienza e della neurodiversità, per sostenere l’inclusione dei bambini con difficoltà, per informare e formare le insegnanti ad individuare e riconoscere i segnali precoci dell’autismo, nell’ottica di una prevenzione primaria, volta a creare una rete di incontro e confronto tra le diverse Istituzioni del territorio del Municipio IX.

L’iniziativa, oltre il prezioso e concreto appoggio del Municipio IX, nello specifico dell’Assessorato ai Diritti alla Persona, Politiche Giovanili, Lavoro e Pari Opportunità, ha ricevuto il plauso di diversi Enti, tra cui la FLI Lazio (Federazione Logopedisti Italiani), l’ANUPI TNPEE (Associazione Nazionale Unitaria Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva), il Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio, la rete Scuoleinsieme, l’ANGSA Lazio(Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) e Spazio Asperger.

Presidenti e membri delle realtà succitate faranno parte della giuria tecnica deputata ad eleggere i due lavori vincitori, in premio voucher, rilasciati dai nostri sponsor Edizioni Erickson e Logopedia.com, vincolati all’acquisto di volumi o materiali per le biblioteche o le ludoteche delle scuole. E i non vincitori? “Grazie per l’opportunità. Comunque vada è stata un’occasione, un modo stimolante per riflettere e lavorare su una tematica così stringente e attuale” dicono le insegnanti. Vero, tuttavia anche per le altre scuole ci sarà un premio, un riconoscimento, consistente in una giornata di formazione al CRC, sulla comprensione, l’accoglienza e l’inclusione della disabilità.

Il nostro Centro, dunque, insieme al Municipio IX, si prefigge di portare nelle Scuole la consapevolezza che ognuno va accolto, apprezzato e amato per le proprie peculiarità, per quanto strane e bizzarre possano, anche solo in un primo momento, apparire.

Comprendere la diversità rappresenta il primo passo per interagire con il mondo, un mondo dove ognuno è differente, dove ognuno avrà sempre qualcosa in più da dare o in meno da chiedere, più o meno tacitamente. È nei primi anni di vita che questa consapevolezza va spiegata, come forma preventiva, perché al sapere, nelle scuola moderna, si preferisca sempre il saper vivere insieme.