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Nell’ultimo decennio il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) è diventato un tema sempre più discusso, soprattutto online.
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ADHD e autodiagnosi online: I rischi della disinformazione sui social

Nell’ultimo decennio il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) è diventato un tema sempre più discusso, soprattutto online. Molti contenuti, tuttavia, sono fuorvianti o non scientificamente validi, promuovendo autodiagnosi tramite test non attendibili e una tendenza eccessiva a medicalizzare comportamenti comuni.

genitori riconoscono nei propri figli distraibilità, irrequietezza e difficoltà di concentrazione, ma distinguere ciò che è parte dello sviluppo normale o dell’ambiente digitale da un vero disturbo del neurosviluppo è più complesso di quanto sembri.

Cos’è realmente l’ADHD?

L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo con una chiara base biologica e neurologica. Non si tratta di pigrizia o di mancanza di forza di volontà, ma di una condizione persistente che influisce sul funzionamento esecutivo del cervello caratterizzata da:

  • difficoltà nel focalizzare l’attenzione (mantenere la concentrazione su un compito, ignorare le distrazioni esterne, portare a termine un compito)
  • iperattività (vivacità eccessiva, irrequietezza fisica o la sensazione interna di non riuscire a stare fermi)
  • difficoltà nel controllare i propri impulsi (agire senza riflettere, interrompere gli altri, prendere decisioni affrettate)

Per una diagnosi, questi sintomi devono essere presenti in modo significativo e continuativo per almeno sei mesi, manifestandosi in diversi contesti (a casa, a scuola, con gli amici) e compromettendo il funzionamento sociale, scolastico o lavorativo del bambino. È necessario che la diagnosi venga effettuata da specialisti (neuropsichiatra infantile e psicologi) tramite strumenti standardizzati e un’attenta valutazione clinica, non attraverso un test online.

I numeri dell’ADHD

Questa condizione, tipica dell’infanzia e dell’adolescenza, viene diagnosticata in circa il 10% dei bambini. Tuttavia, non riguarda soltanto i più giovani: l’ADHD è presente anche negli adulti, approssimativamente il 6,8% della popolazione mondiale (pari a 366 milioni di persone, di cui circa 2 milioni in Italia).

Fino a pochi anni fa, l’ADHD era considerato un disturbo esclusivamente infantile. Le nuove linee guida del DSM-5, il manuale diagnostico di riferimento, hanno invece riconosciuto che i sintomi possono persistere nell’età adulta e manifestarsi in modi diversi, consentendo diagnosi che in passato non sarebbero state possibili.

Le cause dell’ADHD

L’ADHD è dovuto a una combinazione di fattori genetici e ambientali e i suoi sintomi possono manifestarsi con un’intensità molto variabile, da forme lievi a quadri più gravi. L’ambiente lavorativo e sociale attuale richiede un alto livello di organizzazione, attenzione e gestione del tempo. Queste richieste possono far emergere e rendere più evidenti i sintomi di un ADHD non diagnosticato, che magari erano stati gestiti o mascherati in contesti meno stressanti.

La disinformazione sui social media

TikTok è oggi una delle principali fonti social di contenuti sulla salute mentale, ma molti video relativi all’ADHD sono superficiali e imprecisi: fino all’88–92% dei contenuti con hashtag #adhdtest risulta fuorviante secondo gli studi citati nei documenti. L’algoritmo favorisce video brevi, sensazionalistici e facilmente identificabili, non quelli più attendibili. Questo porta numerosi giovani a riconoscersi in sintomi generici (difficoltà a organizzarsi, procrastinazione, distrazione) che appartengono all’esperienza comune o ad altre condizioni, come ansia e stress, ma non bastano per parlare di disturbo del neurosviluppo.

Per genitori e clinici diventa quindi essenziale distinguere fra difficoltà indotte dallo stile di vita (iperstimolazione digitale: giochi ad alta intensità, notifiche continue e video brevi) e ADHD autentico. Le difficoltà ambientali tendono a emergere solo in compiti poco stimolanti, migliorano in presenza di interessi forti e spesso compaiono in concomitanza con un uso intenso degli schermi. Al contrario, nell’ADHD la distraibilità è pervasiva, presente sin dall’infanzia e interferisce con attività piacevoli, oltre che con quelle scolastiche o sociali, come dettagliato nel materiale comparativo diagnostico.

In conclusione

Comprendere questa distinzione serve a proteggere tutti: i bambini che rischiano etichette inappropriate, gli adolescenti che cercano risposte nei luoghi sbagliati e gli adulti che necessitano di un percorso clinico adeguato. La popolarità mediatica dell’ADHD non deve banalizzare la complessità di un disturbo reale, né sostituire il ruolo degli specialisti. In un’epoca in cui l’attenzione è continuamente sollecitata e confusa, il compito condiviso è riportare chiarezza: riconoscere ciò che appartiene all’ambiente, ciò che è parte del normale sviluppo e ciò che invece richiede una diagnosi professionale, evitando di affidarsi a scorciatoie digitali e restituendo all’ADHD la serietà che merita.

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CRC News: Il Giornalino del CRC Balbuzie – edizione Dicembre 2025

Il numero di dicembre del CRC News arriva puntuale per accompagnarci nel mese più luminoso dell’anno, con un’edizione ricchissima di curiosità, racconti di viaggio, cultura, sport e tradizioni natalizie. Anche questa volta i nostri giovani redattori hanno dato il meglio, riempiendo le pagine di creatività, passione e voglia di condividere ciò che amano.

Ad aprire il numero troviamo Patrizio, che ci porta nel mondo del cinema con una selezione di film, saghe e serie TV perfette per una maratona delle feste: da Harry Potter a Toy Story, passando per le novità natalizie dell’anno.

Si continua con la dolcezza grazie ad Alessandro, che propone la sua personalissima classifica dei dolci natalizi: dal morbido pandoro al panettone tradizionale, fino al trionfante tronchetto di Natale, raccontato con curiosità e tradizioni da assaporare.

Con Antony voliamo dall’altra parte del mondo per scoprire un luogo affascinante e poco conosciuto: l’Isola di Natale. Tra storia, scoperte geografiche e l’incredibile migrazione dei granchi rossi, la rubrica Lo sapevi che… ci accompagna in una lettura sorprendente.

Alessandro D’Auria ci porta invece nel cuore della tradizione natalizia con Pennellate di storia, dove racconta le origini delle luminarie: dai riti antichi ai capolavori del Rinascimento, fino all’invenzione moderna delle luci da albero di Natale.

In ambito sportivo, Samuele celebra un grande traguardo italiano: la vittoria della Coppa Davis 2025. Una pagina dedicata ai campioni che hanno fatto sognare il Paese, tra passione, talento e spirito di squadra.

La musica non può mancare in un numero così festoso: Edoardo ci svela curiosità sorprendenti sulle canzoni di Natale più famose. Da Astro del ciel nata per caso grazie a un organo rotto, alla storia spaziale di Jingle Bells, fino ai retroscena di All I Want for Christmas Is You.

Lo spazio creativo continua con Leonardo, che nel suo fumetto racconta la storia del Grinch con il suo stile unico e divertente, mentre Francesco ci fa viaggiare a Venezia durante il periodo natalizio, tra ponti storici, musei, luci, piste di pattinaggio e mercatini scintillanti.

A chiudere il numero, Andrea dedica la sua pagina a un tema profondo e importante: la pace e la collaborazione tra i popoli, con esempi concreti di gentilezza e riflessioni sul valore dell’ascolto e del rispetto reciproco.

A voi, l’edizione di dicembre del CRC News:

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Il Giornalino del CRC – Novembre 2025

Il numero di novembre del CRC News inaugura una nuova edizione ricca di curiosità, racconti e contenuti creativi realizzati interamente dai giovani e freschissimi redattori di quest’anno. Un numero che celebra l’autunno, il viaggio e soprattutto i valori che uniscono: gentilezza, collaborazione, cultura e voglia di scoprire il mondo.

Apriamo con una rubrica dedicata all’arte, in cui Alessandro ci accompagna alla scoperta dell’autunno attraverso due celebri dipinti di Arcimboldo e Van Gogh, raccontando significati, dettagli e curiosità di queste opere.

Tra gli altri contenuti, il viaggio di Francesco in Africa, un reportage ricco di emozioni e consigli pratici: dal safari tra leoni ed elefanti alle maestose cascate Vittoria, fino ai piatti tipici assaggiati durante il percorso.

Con l’arrivo dell’autunno, Alessandro dedica la sua pagina di cucina ai prodotti di stagione, zucca, castagne e frutta secca, proponendo la ricetta della sua torta di castagne, semplice e perfetta per la merenda.

Non mancano le pagine dedicate al tempo libero. Patrizio presenta film e serie da non perdere, tra cui Heidi – Una nuova avventura, Zootropolis 2 e la nuova stagione di Sesame Street. Leonardo, attraverso i suoi fumetti, racconta piccoli gesti di gentilezza nella vita di tutti i giorni, mentre Andrea approfondisce il tema della Giornata Mondiale della Gentilezza con riflessioni personali e messaggi di pace.

La rubrica sportiva di Samuele esplora i valori fondamentali dello sport,  rispetto, collaborazione e spirito di squadra, con esempi concreti tratti dall’esperienza quotidiana degli atleti. In ambito culturale, Edoardo ci racconta come la musica influenzi l’umore e ci aiuti a esprimere emozioni che le parole non sempre sanno raccontare.

Infine, secondo voi gli astronauti possono bere il caffè nello spazio? Scopritelo con Antony!

A voi, l’edizione di novembre del CRC News:

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Intelligenza Artificiale e Riabilitazione Infantile: Tecnologia al Servizio dello Sviluppo

L’Intelligenza Artificiale nella riabilitazione infantile

La riabilitazione infantile è un ambito della medicina in continua evoluzione. Ad oggi, una delle rivoluzioni più promettenti è rappresentata dall’Intelligenza Artificiale, una tecnologia che, se ben integrata, può offrire strumenti potenti per la diagnosi precoce, il monitoraggio dei progressi e l’arricchimento delle strategie terapeutiche.

L’applicazione dell’IA in medicina si fonda su modelli avanzati di machine learning (apprendimento automatico) e reinforcement learning (apprendimento per rinforzo), che consentono alle macchine di apprendere dai dati e migliorare nel tempo le proprie prestazioni.

Diagnosi precoce e analisi dei dati

Grazie alla sua capacità di elaborare e conservare enormi volumi di dati, l’IA consente di individuare precocemente micro-segnali di rischio di disturbi del neurosviluppo, permettendo diagnosi più tempestive e accurate.
Ne sono un esempio i modelli di IA applicati ai tracciati EEG, che stanno mostrando risultati promettenti nell’identificazione precoce dell’autismo, o la tecnologia GMA (General Movements Assessment) che, attraverso l’analisi dei movimenti spontanei dei neonati in brevi video, è in grado di formulare ipotesi diagnostiche entro i primi mesi di vita.

Programmi riabilitativi adattivi e personalizzati

Un aspetto centrale dell’applicazione dell’IA riguarda la creazione di programmi riabilitativi adattivi, capaci di modulare in tempo reale il livello di difficoltà, la velocità di esecuzione e i contenuti proposti in funzione delle risposte e dei progressi del bambino.

In questo contesto, il Natural Language Processing (NLP – Elaborazione del Linguaggio Naturale), branca dell’Intelligenza Artificiale, riveste attualmente un ruolo chiave, poiché consente ai sistemi informatici di analizzare, comprendere e produrre linguaggio umano.
Nell’ambito della riabilitazione linguistica, il NLP rende possibile lo sviluppo di strumenti innovativi in grado di effettuare valutazioni automatiche e offrire feedback personalizzati sia sul linguaggio orale che scritto, oltre alla progettazione di applicazioni e software interattivi e flessibili.

Tecnologie digitali e motivazione del bambino

Inoltre, tecnologie digitali potenziate dall’IA, come la realtà virtuale immersiva, i serious games e i robot sociali, rendono la riabilitazione più motivante, favorendo l’apprendimento attraverso il gioco, la ripetizione e il rinforzo positivo.
In ambito motorio, la ricerca sta esplorando nuove frontiere, come l’utilizzo di esoscheletri robotici, già impiegati con successo in casi di paralisi cerebrale infantile (PCI), nel trattamento dei disturbi della coordinazione.

Un ulteriore vantaggio dell’IA è la capacità di monitorare i progressi del bambino in tempo reale, raccogliendo dati oggettivi e continui sulle prestazioni. Questo consente agli operatori sanitari di intervenire prontamente modificando il piano terapeutico.

L’impegno del CRC nell’applicazione dell’Intelligenza Artificiale nella riabilitazione: alcuni dei progetti sviluppati e condotti dal Centro

Il CRC – Centro Ricerca e Cura di Roma è da sempre in prima linea nel promuovere l’innovazione scientifica e tecnologica per elevare gli standard della riabilitazione infantile.
Riconoscendo il potenziale trasformativo dell’Intelligenza Artificiale, il CRC si impegna attivamente non solo nell’utilizzo, ma anche nello sviluppo e nella validazione di tecnologie AI-based, fungendo da ponte tra la ricerca d’avanguardia e la pratica clinica quotidiana.
Questo impegno mira a creare soluzioni altamente personalizzate che rendano gli interventi più precoci, efficaci e coinvolgenti.

Innovazione e ricerca applicata

Il progetto ARTIS, interfaccia digitale AI-based, permette di supportare e facilitare i processi sintattici, semantici e grammaticali collegati alla comprensione di un testo.
Realizzato in collaborazione con Sony CSL di Parigi, automatizza l’estrazione di parole chiave, associa pittogrammi, identifica vocaboli complessi, genera reti semantiche e propone esercizi grammaticali adeguati per supportare la comprensione del testo in bambini con Bisogni Educativi Speciali (BES).

Un altro lavoro condotto in collaborazione con l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e l’Università degli Studi di Genova è lo studio “Acoustic analysis in stuttering: a machine-learning study”, che si concentra sull’applicazione dell’Intelligenza Artificiale per l’analisi acustica obiettiva della balbuzie.
L’obiettivo è sviluppare uno strumento diagnostico e di monitoraggio automatico, non invasivo e standardizzato, dimostrando al contempo l’applicabilità della tecnica in un contesto di telemedicina per una valutazione più accessibile e oggettiva.

Vi è poi il progetto di screening “Schermi magici e segni preziosi”, che, in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Elettrica e dell’Informazione (DIEI) dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, si pone l’obiettivo di indagare lo sviluppo della scrittura a mano e di individuare precocemente eventuali difficoltà grafomotorie.
La logica alla base è l’utilizzo dell’analisi dei movimenti legati al disegno e alla scrittura (velocità, accelerazione, pressione, tempi di esecuzione e altre), attraverso l’impiego di supporti tecnologici come le tavolette grafiche Wacom.
L’IA, applicata ai dati raccolti, permetterà di sviluppare nuovi strumenti in grado di fornire agli specialisti ulteriori elementi utili per la prevenzione e l’individuazione di difficoltà grafomotorie.

Etica, partecipazione e inclusione: progettare tecnologie a misura di bambino

Umano e tecnologia: un equilibrio necessario

L’applicazione dell’Intelligenza Artificiale nella riabilitazione infantile solleva sfide complesse che richiedono riflessioni etiche profonde.
Prima fra tutte, il rapporto tra l’umano e la macchina. L’IA non potrà mai sostituire l’empatia, la comprensione e il parere clinico del terapista.
La riabilitazione è un processo che va oltre la mera esecuzione di esercizi; è un percorso di crescita emotiva e psicologica.
Il terapista è una guida, un punto di riferimento, una figura che offre conforto e sostegno. L’IA deve essere vista come uno strumento che amplifica le capacità del professionista, non come un suo sostituto. È quindi necessario investire nella formazione di terapisti e clinici per l’uso consapevole delle nuove tecnologie.

Accessibilità e privacy dei dati

Un’altra questione cruciale riguarda l’accessibilità alle tecnologie di punta, i cui costi proibitivi ne limitano l’utilizzo ai centri d’eccellenza.
Infine, la gestione della privacy dei dati è un aspetto delicato: le informazioni raccolte dai sistemi di IA sono estremamente sensibili e devono essere protette con rigorosi protocolli di sicurezza per garantire la riservatezza dei piccoli pazienti.

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Plusdotazione e nuova legge 2025: cosa cambia per gli studenti ad Alto Potenziale Cognitivo

Cos’è la plusdotazione o Alto Potenziale Cognitivo (APC)

La plusdotazione o alto potenziale cognitivo (APC) riguarda studenti con capacità intellettive superiori alla media, identificati da un quoziente intellettivo superiore a 130 (range medio: 85 – 115; intelligenza superiore: 116 – 129). Nonostante, in Italia, circa il 5-8% della popolazione scolastica – oltre 430 mila studenti – rientra in questa categoria il sistema scolastico non ha ancora previsto un adeguato riconoscimento o supporto.

Caratteristiche degli studenti plusdotati

I ragazzi plusdotati mostrano capacità avanzate rispetto ai coetanei dello stesso grado di scolarizzazione in ambiti logici, linguistici, matematici o artistici. In particolare presentano: memoria eccellente e vocabolario precoce (iniziano a parlare prima della media e utilizzano parole più complesse e frasi più articolate rispetto ai loro pari), insaziabile curiosità, pensiero divergente (percorsi mentali ramificati con associazioni originali), intensa sensibilità emotiva, forte senso morale e di giustizia, perfezionismo e autocritica, sviluppo cognitivo molto precoce non accompagnato da altrettanta maturità emotiva (questo squilibrio può portare a disagio).

Una normativa fino a oggi insufficiente

Fino a oggi, la normativa italiana ha preso in considerazione soprattutto DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) e BES (Bisogni Educativi Speciali) con leggi e direttive specifiche. La plusdotazione, invece, è rimasta spesso nel limbo, senza un riconoscimento chiaro né interventi dedicati. Alcune scuole italiane hanno scelto di includere questi alunni tra i BES, attivando Piani Didattici Personalizzati (PDP), anche in assenza di diagnosi formali.

La nuova legge 2025: il disegno di legge n. 180

Un punto di svolta è arrivato nel 2025, con l’approvazione del disegno di legge n. 180 da parte della Commissione Cultura del Senato, che riconosce ufficialmente gli alunni plusdotati e introduce interventi concreti per il loro sostegno.

Cosa prevede il disegno di legge

Il ddl prevede:

  • Criteri chiari e multidisciplinari per il riconoscimento dell’APC;
  • Linee guida nazionali per l’inclusione scolastica, con attenzione alla prevenzione del disagio emotivo e relazionale;
  • Un referente APC in ogni scuola, con formazione obbligatoria e continua;
  • Obbligo di formazione per docenti e dirigenti scolastici;
  • PDP personalizzati: possibili salti di classe, frequenza anticipata di materie, arricchimenti curriculari, tutoraggio e gruppi di studio tra pari;
  • Coinvolgimento attivo delle famiglie e degli specialisti;
  • Monitoraggio periodico, anche con supporto esterno;
  • Integrazione dei temi legati alla plusdotazione nei percorsi universitari di area educativa e psicologica.
Perché serve una legge sulla plusdotazione

Queste misure rispondono a un’esigenza concreta: spesso i bambini plusdotati si annoiano, si isolano o mostrano scarso rendimento scolastico a causa della mancanza di stimoli adeguati. Secondo studi internazionali, fino al 17% di questi alunni può rischiare l’abbandono scolastico se non adeguatamente riconosciuto e sostenuto. L’Italia è tra i pochi Paesi europei privi di politiche sistemiche in materia, nonostante le raccomandazioni UE. Dopo l’approvazione in Commissione Cultura, il disegno di legge attende il passaggio in Aula e il parere della Commissione Bilancio.

Il riconoscimento dell’APC: una sfida complessa

Il riconoscimento dell’APC richiede strumenti diagnostici mirati, competenze interdisciplinari e attenzione al contesto emotivo e familiare, specialmente nei casi di “doppia eccezionalità”, in cui l’alto potenziale si accompagna a disturbi come DSA, ADHD o problematiche emotive. In questi casi, le difficoltà possono nascondere il talento, ostacolando diagnosi e interventi efficaci. Quando la scuola rileva un possibile APC, ha il dovere di informare la famiglia, che può attivare il percorso diagnostico con strutture specializzate.

Il ruolo centrale dei genitori

Fondamentale è anche il ruolo dei genitori, che devono:

  • Osservare e ascoltare il bambino;
  • Offrire stimoli e materiali adatti ai suoi interessi;
  • Sostenere emotivamente e creare un ambiente sicuro;
  • Collaborare con la scuola;
  • Ricorrere a specialisti se necessario;
  • Aiutare il figlio a gestire ansie e perfezionismo.

Un genitore consapevole può essere una risorsa fondamentale per far emergere serenamente il potenziale del bambino senza farlo sentire diverso o incompreso.

 

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Selettività alimentare nei bambini: cause, strategie e consigli pratici per genitori

Mangiare è molto più di un bisogno fisiologico: rappresenta un momento di scoperta e relazione. Tuttavia, per molti bambini, il pasto può trasformarsi in una sfida vissuta con ansia, rifiuto o selettività estrema verso il cibo.

Cos’è la selettività alimentare?

Tra i 2 e i 6 anni, i bambini sviluppano gusti marcati o diffidenza verso nuovi alimenti, sapori e consistenze. Quando però la dieta si riduce a pochi cibi “sicuri” e ripetitivi, si può configurare una fragilità nota come selettività alimentare, che in alcuni casi può rientrare nel Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo (ARFID), riconosciuto nel DSM-5.

Questo disturbo si manifesta con la preferenza per cibi solo di specifici colori o consistenze, l’evitamento di intere categorie alimentari o la paura intensa di soffocare o vomitare, portando a conseguenze come perdita di peso, carenze nutrizionali o isolamento sociale.

Le cause della selettività sono molteplici e complesse: possono derivare da ipersensibilità sensoriale (verso odori, sapori e consistenze), esperienze traumatiche legate al cibo (soffocamento o vomito), difficoltà relazionali o condizioni neuropsicologiche, come nei disturbi del neurosviluppo. Spesso, la selettività è anche un modo per comunicare disagio emotivo o relazionale.

Strategie cliniche per supportare l’accettazione del cibo

Le strategie più efficaci prevedono percorsi personalizzati che tengono conto delle caratteristiche e dei bisogni specifici del bambino:

  • Rinforzo positivo: ogni volta che il bambino accetta o assaggia un alimento nuovo, riceve stimoli gratificanti come attenzione, giochi o parole di incoraggiamento, per aumentare la probabilità che ripeta il comportamento.
  • Desensibilizzazione graduale: l’esposizione agli alimenti rifiutati avviene in modo progressivo, iniziando dall’osservazione, passando al contatto tattile e fino al leccare o assaggiare, sempre in un contesto sereno e senza pressioni.
  • Presentazione strutturata: il modo in cui vengono offerti gli alimenti è studiato con cura, per esempio presentando contemporaneamente o in sequenza cibi familiari e nuovi, per ridurre l’ansia e facilitare l’esplorazione.
  • Training sensoriale: tramite attività ludiche e guidate si stimolano i sensi coinvolti nell’alimentazione (vista, tatto, olfatto, gusto) aiutando il bambino a familiarizzare con consistenze, colori e odori diversi, migliorando così la tolleranza sensoriale.

Alcuni interventi si focalizzano sui comportamenti durante il pasto (evitamento, vomito, espulsione del cibo), altri sui fattori predisponenti, come l’ambiente, la modalità di presentazione del cibo e la relazione adulto-bambino.

L’approccio più efficace è quello personalizzato e centrato sui bisogni del bambino, in un contesto relazionale e accogliente che lo faccia sentire libero di esplorare il cibo senza pressioni né giudizi. Il pasto diventa così uno spazio emotivo e di crescita, dove il cibo è uno strumento per sviluppare fiducia e autonomia.

Consigli pratici per i genitori

Anche senza interventi specialistici, la famiglia può favorire piccoli cambiamenti importanti:

  • Proporre regolarmente nuovi alimenti senza forzare; anche solo esporli visivamente è un primo passo.
  • Coinvolgere i bambini nella preparazione dei pasti, stimolando il contatto con ingredienti di diverse consistenze e colori.
  • Evitare ricatti o pressioni, che aumentano ansia e resistenza.
  • Creare un’atmosfera rilassata e prevedibile, con routine chiare, tempi limitati e poche distrazioni.
  • Valorizzare piccoli progressi rispettando i tempi del bambino.

Comprendere la selettività alimentare significa leggere il comportamento come espressione di bisogni corporei, emotivi e comunicativi. Attraverso giochi, narrazioni e manipolazione degli alimenti, il cibo da ostacolo si trasforma in risorsa e il pasto diviene uno spazio in cui il bambino si sente accolto e libero di esplorare.

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Cos’è stato per te il CRC News? Quando la scrittura diventa cura

La scrittura è spesso una delle abilità più complesse per i bambini con disturbi specifici dell’apprendimento.
Scrivere significa pianificare, organizzare, esprimere un pensiero in modo coerente. È un’attività che richiede concentrazione, fiducia in sé stessi, consapevolezza delle proprie capacità. E spesso, per alcuni bambini, è fonte di fatica e frustrazione.

Il CRC News: un’esperienza coinvolgente per crescere scrivendo

È proprio da questa consapevolezza che nasce, nel 2022, il CRC News: un progetto clinico-riabilitativo che ha trasformato il laboratorio di scrittura in un’esperienza viva, creativa, emotivamente coinvolgente. Un giornalino mensile interamente scritto dai giovani pazienti del CRC, pensato per far crescere competenze linguistiche, sociali ed emotive attraverso un’attività cooperativa, autentica e fortemente motivante.

Ogni bambino, una volta scelta la propria area d’interesse, ha potuto scrivere articoli, intervistare personaggi pubblici, partecipare a eventi culturali e condividere il proprio lavoro con il gruppo e con le famiglie. Ma soprattutto, ha trovato uno spazio in cui sentirsi protagonista, ascoltato, riconosciuto.

Cos’è stato per te il CRC News?

Come spiega la dottoressa Valentina Belli, logopedista referente del progetto, il CRC News ha rappresentato “un modo diverso di vedere l’attività riabilitativa e il concetto stesso di prendersi cura”. Si è creato un ambiente emotivamente ricco, in cui “non solo si affinano competenze, ma si attiva una sintonizzazione affettiva e relazionale basata sulla cooperazione”. L’orgoglio per gli articoli pubblicati, l’apprezzamento delle famiglie, la forza del gruppo: tutto ha contribuito a rendere il percorso riabilitativo un’esperienza di crescita.

Parlano i terapisti: un nuovo modo di fare riabilitazione

Anche i terapisti che hanno accompagnato i bambini sottolineano l’importanza dell’esperienza.
La dottoressa Ludovica Granieri, logopedista che ha seguito e partecipato al progetto con alcuni dei suoi pazienti, parla di “un’opportunità preziosa: ha dato voce ai ragazzi, stimolando autostima, senso di responsabilità e spirito di collaborazione”.
Invece, la dottoressa Caterina Marchesi, logopedista, evidenzia come il progetto abbia permesso di lavorare sulla scrittura con livelli altissimi di motivazione, trasformando “il senso di inadeguatezza e frustrazione, spesso associato alla scrittura, in momenti di gioia condivisa indimenticabili.”
La dottoressa Chiara Lupis, Neuropsichiatra Infantile, racconta di un bambino che ha iniziato a fare esperienze appositamente per poterle raccontare: “Scrivere e fare esperienze di cui poter parlare: un doppio obiettivo molto utile. E, soprattutto, una maggiore apertura sociale.”

Ospiti speciali e incontri memorabili

Nel tempo, il CRC News ha coinvolto numerosi ospiti del mondo dello spettacolo, della cucina, dello sport, della cultura e della scienza. Le loro parole raccontano la sorpresa e la profondità di questi incontri.

Queste parole confermano ciò che il progetto ha saputo costruire: non solo uno spazio terapeutico, ma un ponte autentico tra i bambini e il mondo.

E a dirlo sono soprattutto loro, i piccoli redattori delle diverse edizioni.
“È stato bello condividere le esperienze”, “Mi sento più sicuro quando parlo”, “Ho imparato tante informazioni nuove”, “Mi mancherà”, “È stato un gioco di squadra”, “Un vulcano di emozioni”.

Il CRC News ha dato a questi ragazzi la possibilità di scoprire le proprie potenzialità, di credere in sé stessi, di esprimersi. Di raccontare e raccontarsi. Ha unito parola e relazione, cura e creatività.

Il CRC News ha rappresentato, davvero, un modo nuovo di fare riabilitazione.

Per leggerlo ecco a voi: https://www.crc-balbuzie.it/category/giornalino-crc/

Per ascoltarlo: https://open.spotify.com/show/4msAIxM0DYiTYf413fk9Ly

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Il Giornalino del CRC – Giugno 2025

Per chiudere in bellezza la terza edizione del CRC News, i nostri piccoli redattori hanno scelto argomenti che hanno a cuore di cui parlarvi per lasciare la loro firma.

Un numero all’insegna dell’estate, a cominciare da Alessandro e le sue curiosità dal mondo: lo sapevate che il mar Mediterraneo è il mare più caldo del mondo, raggiunge anche i 29 gradi!

Andrea, invece, sempre on the road, preferisce l’Oceano Pacifico e ci porta alle Hawaii tra piatti tipici ed eventi imperdibili. Se non sapete cosa mettere in valigia, non temete: Sabrina ha scritto una guida ai trend accessori di questa estate 2025. Parole chiave: grandi borse tote, cappelli, occhiali da sole e foulard.

Per completare la valigia non possono mancare un bel libro da leggere sotto l’ombrellone e della musica da ascoltare: Gabriele ci consiglia “Amico. L’estate che cambiò tutto.” di Massimiliano Ossini mentre Matilde, esperta della sezione musica del CRC News, ha ascoltato per noi le Blackpink, un gruppo musicale pop della Corea del Sud.

Per chi, invece, passerà la sua estate a Roma, una buona idea potrebbe essere un tour gastronomico tra i ristoranti stellati che ci ha consigliato Marta con la sua guida alle stelle.

Infine, se vi siete chiesti cos’è quel pallino azzurro apparso su tutte le applicazione di uso quotidiano quali WhatsApp, Facebook, Instagram e Messenger, Andres vi spiega di che si tratta: è META AI, un assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale generativa sviluppato da Meta.

A voi, l’edizione di giugno del CRC News:

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Mutismo selettivo nei bambini: linee guida per famiglie, scuola e clinici

Il mutismo selettivo è un disturbo d’ansia che si manifesta in età evolutiva. Il bambino parla normalmente in contesti familiari, ma non riesce a farlo in ambienti sociali come la scuola. Si tratta di una condizione che, se non trattata, può perdurare fino all’adolescenza, influenzando negativamente la vita sociale, scolastica ed emotiva del bambino.

Cos’è il mutismo selettivo?

Classificato dal DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) tra i disturbi d’ansia, il mutismo selettivo esordisce tra i 2 e i 4 anni, con prevalenza nelle femmine e nei bambini bilingui. Non va confuso con la timidezza: il silenzio non è temporaneo, ma persistente e si attiva solo in contesti specifici. Il bambino appare perfettamente comunicativo in casa, ma completamente bloccato in altri ambienti.

La diagnosi si basa su criteri chiari: l’incapacità di parlare deve essere continua per almeno un mese, non legata a difficoltà linguistiche o ad altri disturbi del neurosviluppo, deve interferire con la comunicazione sociale e/o il rendimento scolastico.

Fattori di rischio e vulnerabilità

Pur non essendo cause dirette, alcuni fattori possono aumentare la vulnerabilità del bambino: ansia sociale, separazioni difficili, cambiamenti importanti, ambienti multilingue, pressioni comunicative e stili educativi iperprotettivi. Comprendere questi elementi è fondamentale per impostare un intervento efficace e precoce.

Come riconoscere e gestire il disturbo in famiglia

A differenza della timidezza, il mutismo selettivo si manifesta con schemi prevedibili (determinate persone e/o situazioni) che si prolungano per settimane o mesi. I bambini non scelgono di restare in silenzio: si trovano in uno stato di blocco ansioso che impedisce loro di parlare.

Il caregiver, interpretando l’atteggiamento come introverso o oppositivo, tende a parlare al posto del bambino o a esonerarlo da qualsiasi interazione. In realtà questi comportamenti, seppur protettivi, rischiano di consolidare il disturbo. È invece fondamentale offrire un ambiente rassicurante, privo di pressioni, in cui ogni piccolo segnale comunicativo venga accolto e valorizzato.

Strategie educative nel contesto scolastico

Nel contesto scolastico è importante ridurre la pressione verbale. Evitare interrogazioni a sorpresa, richieste improvvise o commenti che evidenzino il silenzio del bambino. Le attività devono essere prevedibili, brevi, strutturate e con contenuti familiari. Gli insegnanti, se adeguatamente formati, possono diventare figure essenziali, capaci di creare un clima sereno e stimolante che favorisca la progressiva esposizione alla comunicazione.

Il mutismo selettivo rientra tra i Bisogni Educativi Speciali (BES). Può essere quindi previsto un PDP (Piano Didattico Personalizzato) o, nei casi più complessi, un PEI (Piano Educativo Individualizzato).

L’intervento clinico e il ruolo del logopedista

Il trattamento più efficace è integrato e multidisciplinare: prevede quindi la collaborazione di più figure professionali e l’applicazione di diversi approcci terapeutici che lavorino al contempo sul ridurre lo stato d’ansia, favorire l’elaborazione emotiva e coinvolgere famiglia e scuola, fondamentale per garantire continuità tra i contesti.

Nei paesi anglosassoni e in Germania, sebbene il mutismo selettivo sia associato a cause psicologiche, il logopedista ha un ruolo centrale nel suo trattamento.

L’intervento logopedico si concentra sul potenziamento delle abilità linguistiche e sociali attraverso tecniche come:

  • l’esposizione graduale consiste nell’esporre gradualmente un individuo a situazioni o stimoli che causano ansia, iniziando da quelli meno angoscianti e procedendo verso quelli più temuti;
  • il self-modeling inteso come imitazione di abilità o comportamenti attraverso l’osservazione di sé stessi in registrazione video;
  • la desensibilizzazione sistematica associata all’esposizione graduale, prevede tecniche di rilassamento finalizzate a ridurre la risposta ansiogena.

L’obiettivo è accompagnare il bambino dalla comunicazione a bassa pressione (tono calmo, non aggressivo in un ambiente di dialogo aperto e collaborativo) alla verbalizzazione spontanea nel rispetto dei suoi tempi.

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Il Giornalino del CRC – Maggio 2025

Quello di maggio è un numero dedicato alla primavera: fioriture, frutta dolcissima e il sole che fa capolino ricordandoci che l’estate si avvicina.

Ad inaugurare la stagione è proprio Alessandro che tra le curiosità di questo periodo ha scovato la Sakura, sapete di che si tratta? E’ la fioritura dei ciliegi che avviene in Giappone, ma noi siamo così fortunati che possiamo osservarne la meraviglia anche rimanendo a Roma, proprio al laghetto dell’EUR. In questa occasione tutto si colora di rosa, persino il gelato e il frappuccino. Noi di rosa vi proponiamo la ricetta della cheesecake ai frutti di bosco di Greta!

Tra le attività consigliate da Gabriele per la bella stagione sicuramente c’è la lettura, magari proprio sotto un albero di ciliegio. Per questo, ha selezionato per noi alcune letture primaverili. Andres, invece, pensa già all’estate e ci consiglia giochi per allenare la mente anche quando siamo in spiaggia sotto l’ombrellone. Come lui, anche Sabrina si sta preparando ad indossare costume da bagno, prendisole, cappello e pareo e per questo ha dedicato la sua rubrica alla moda mare 2025.

Giugno è una stagione sempre piena di eventi imperdibili. Dal 6 all’8 Fiumicino ospita la 53esima edizione della sagra del pesce di cui ci ha parlato Marta. Per chi fosse interessato alla musica, come ogni estate, all’Ippodromo Capannelle si terrà il Rock in Roma che propone tantissimi concerti ed eventi! Quest’anno tra gli artisti anche Lucio Corsi e Tananai!

Se invece non volete rimanere a Roma ma inaugurare la stagione estiva con un bel viaggio, i consigli di Andrea sul viaggio in Sardegna potranno tornarvi utili. Attenzione sempre all’ambiente, anche e soprattutto se siete in vacanza è importante non lasciare rifiuti sulle spiagge, una busta di plastica potrebbe intrappolare il difficile cammino dei cuccioli di tartaruga verso il mare e provocarne l’estinzione! Se non ci credete, leggete l’articolo di Christian!

A voi, l’edizione di maggio del CRC News:

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