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Il Progetto Radio al CRC

Il progetto Radio nasce al CRC nel 2015, quando viene presentato in occasione della II edizione dell’International Conference on Stuttering. Nasce come attività da inserire all’interno del percorso che i ragazzi che balbettano seguono qui al CRC, dove, affianco agli accessi di terapia, vengono coinvolti in attività quali teatro, doppiaggio e, per l’appunto, radio.

Il nostro progetto prende piede, come ogni cosa al CRC, da un sogno e poi da quella che oramai possiamo definire un’amicizia, stretta con lo speaker di RDS 100% Grandi Successi, Beppe De Marco. Fine 2014, viene allestito uno studio di registrazione in uno dei locali del Centro, ideato un nome per la nostra radio e si parte. Radio Break è on air.

Radio Break – la vostra pausa, il nostro mondo. Il nome e il jingle, ideato dai ragazzi, giocano con la doppia accezione del termine pausa: la pausa che ciascuno prende dalle proprie attività per dedicarsi a sé stesso, magari ascoltando della buona musica o un’intervista interessante alla radio e la pausa presente nell’eloquio della persona che balbetta. Quella che fa così paura, così tanta, da far desistere e disinnamorare la persona disfluente dal comunicare. Radio Break, oggi Radio-CRC, insegna ai ragazzi come sfruttare al meglio la propria voce, rendendola il più efficace strumento di comunicazione con il mondo.

“Radio – CRC è ottima palestra di potenziamento delle capacità comunicative e dell’uso della loro voce, così come del superamento di paure e resistenze – afferma la dott.ssa Donatella Tomaiuoli, ideatrice del progetto – È un’esperienza di apertura e socializzazione, in grado di accrescere la sicurezza nelle risorse del ragazzo, che si allena a gestire la pressione temporale e a superare ansia e paure legate alle esperienze di verbalizzazione”.

Il 2021 rappresenta un punto cardine nella storia della nostra radio. Nasce, infatti, l’applicazione R-CRC, scaricabile gratuitamente dagli store di Apple, Android e Huawei. Non sarà, dunque, necessario collegarsi alla rete per ascoltarci, ma sarà sufficiente pigiare il tasto “Play” sul vostro telefonino. Per ora, saremo on air tre volte a settimana, da lunedì al mercoledì, dalle 18:00 alle 19:00, quando i nostri ragazzi – autori e conduttori di una vera e propria redazione – guidati da Beppe De Marco, racconteranno agli ascoltatori notizie e curiosità afferenti dai mondi più disparati, dallo sport, alla politica, dalla moda, alla letteratura, all’arte.

Dall’anno scorso, accanto alla diretta radio, R-CRC è anche in diretta su Facebook, quindi oltre ad ascoltare i nostri ragazzi, potrete anche dar loro un volto e interagire, commentando ed esprimendo le proprie reazioni sul canale Facebook del Centro.  

Si parte domani, 19 aprile, alle 18:00, noi ci saremo e voi?

 

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Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo – Al di Là dello Spettro

In occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, il CRC pensa ad “Al di là dello Spettro”, concetto, prima che iniziativa ed evento.

È passato più di un anno, da quando le nostre vite sono state forzatamente stravolte. Le nostre abitudini irrimediabilmente modificate. Abbiamo imparato o reimparato ad apprezzare ciò che forse la vita frenetica ci aveva portati a trascurare, ma tanto altro è stato perduto e ci manca.

È un momento duro e, oggi, il lockdown pesa di più, rispetto a quello dell’anno scorso – seppur meno stringente. Siamo stremati e la speranza non veste più i colori dell’arcobaleno.

Vogliamo fare, dunque, in modo che la giornata del 2 aprile respiri di colore e freschezza quella di ogni bambino, diversa per ogni bambino, il linea con il suo essere speciale.

Vogliamo provare a trasferire un messaggio che noi stessi abbiamo appreso dai nostri piccoli. Vogliamo che quello spettro, che racchiude le diverse tipologie e sfaccettature dell’Autismo, permei l’iniziativa del CRC che allestirà, nelle strade dell’EUR, in prossimità del Centro, una mostra a cielo aperto dove, come supporto gli alberi, saranno esposti i disegni realizzati dai nostri bambini, dai loro compagni di classe, dalle loro insegnanti, dai loro terapisti, dai loro genitori. L’esposizione sarà accompagnata da una traccia musicale, realizzata ad hoc, che ognuno potrà ascoltare scansionando, con il proprio telefono cellulare, il QR Code presente ad inizio percorso.

Si parte da un concetto di mancanza. L’isolamento e la chiusura sociale sono caratteristiche tipiche del soggetto nello spettro. La mancanza/paura del contatto, la diffidenza nei confronti dell’altro. Sono sensazioni, queste, che chi di noi non ha sperimentato in questo periodo? Ci siamo sentiti delle bolle, nelle bolle, o al loro esterno, mentre, rispettivamente, all’esterno o all’interno di queste, era gran parte di ciò a cui ambivamo, a cui auspicavamo e che le contingenze lo rendevano, nostro malgrado, inaccessibile.

Abbiamo chiesto ai nostri bambini cosa fosse mancato loro. Di chi avessero sentito la nostalgia. Come si fossero sentiti e cosa avessero fatto per evitare la tristezza – denunciata dai più – legata al sentirsi soli.  I nonni sono tra i primi soggetti del desiderio: Francesco dice di sentirsi arrabbiato e triste, quando non può vedere il nonno Raimondo a cui, però, ha potuto telefonare quando voleva. Mia, anche, afferma di essere molto triste, ché non può raggiungere il nonno che le manca e allora, per sentirlo più vicino, guarda il cielo e lo immagina felice e contento. Al secondo posto, gli amichetti, a cui si fanno videochiamate, per cui si scrivono letterine e realizzano disegni. A Leo manca il gatto della zia, a Federico, invece, andare sull’altalena, ma può sempre andare in bicicletta con mamma e papà. Andrea sogna l’acqua della piscina dove fa nuoto; Sebastian, il campo da calcio. Ancora, a Maria Laura manca vestirsi carina per uscire; A Samuele giocare con la sua terapista in stanza.

Attraverso i disegni, abbiamo provato a raffigurare, a dar colore a sentimenti e sensazioni. A cercare soluzioni. “Cosa puoi fare per non sentirti triste e solo, come puoi scoppiare quella bolla che ti tiene lontano da ciò che desideri?”. Sfiorandola, colpendola, a volte solo soffiandoci su. Domani le vie dell’EUR risplenderanno di speranza. Abbiamo sperimentato che non è facile uscirne, ma abbiamo sperimentato, pure, che ci sono soluzioni per farlo.  Ce lo insegnano i bambini con i loro disegni, con la loro forza e la loro tenacia. Con la loro essenziale complessità.

Per scoppiare una bolla, infatti, a volte, basta solo soffiarci su.

 

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Ciao, ti presento il CRC.

Il CRC cambia, si evolve, cresce.

Nasce nel 2002, con una specificità sulla balbuzie, appunto. Di lì, il nome. Eravamo in tre, quando nel febbraio 2002, è iniziato il nostro sogno. Tante domande, tanta passione, tanti progetti; paura, quel tanto che basta.

“Se non hai paura quando un coccodrillo ti stacca una guancia, non sei vivo. Ascolta ragazzino, non puoi liberarti della paura, è come madre natura, non puoi batterla o sfuggirle, ma puoi resisterle e scoprire di che pasta sei fatto”.

Il viaggio di Arlo

Scegliamo l’azzurro a rappresentarci, un tondo avvolgente, un fiore che nasce al suo interno. Ogni traguardo, una festa: l’autorizzazione, l’accreditamento, l’ampliamento dell’accreditamento, la certificazione di qualità.

Ci prendiamo cura dei bambini che hanno bisogno di noi come fossero nostri. Lo facciamo da sempre.
Da quando eravamo in tre e il CRC aveva cinque stanze.
Da quando ci occupavamo solo di balbuzie o quasi, da quando avevamo una sala teatro all’interno del Centro e tre porcellini su una scrivania di vetro.

Oggi, siamo più di ottanta e il CRC, di stanze, ne ha trenta.
Ci prendiamo cura di gran parte dei disturbi che riguardano il Neurosviluppo, lo facciamo mettendo a disposizione, dei nostri piccoli, equipe multidisciplinari e ultraspecializzate e le tecnologie più avanzate. Siamo cambiati, cresciuti; ma il CRC è rimasto lo stesso. E la balbuzie è solo uno dei tanti disturbi di cui ci occupiamo. CRC e basta. CRC è tutto. Essenziale, conciso, diretto. Centro Ricerca e Cura. Ciò che facciamo, ciò che siamo.

Il rosso, primo colore dell’arcobaleno, si ritiene sia anche il primo colore che percepiamo dalla nascita. Il rosso è il colore del cuore, del dinamismo e della vitalità, simbolo di passione, forza e sicurezza. È il colore del fuoco, degli slanci vitali e dell’azione.

Tre lettere giustapposte, sovrapposte. Le lettere escono dal loro “schema”: si muovono, si fondono creando nuove forme e geometrie di colori. Se le parole sono importanti, le lettere lo sono ancora di più, eppure vengono sempre “lette” nella loro essenza pratico-funzionale, ma avete mai notato quanto invece siano belle? La lettera diviene, così, nel nuovo logo del Centro, una forma espressiva di arte; oltre le parole, si mostra e continua a comunicare, in una modalità diversa.

Caratteri ad alta leggibilità per i testi del nostro nuovo sito; abbiamo scelto Biancoenero, la prima font italiana ad alta leggibilità elaborata dai nostri partner della Casa Editrice omonima con cui collaboriamo da circa dieci anni, in occasione del progetto Redazione Ragazzi, portato avanti dal nostro Polo Apprendimento.

Andiamo oltre le parole per superare i limiti. Un lavoro di costante ricerca e scoperta. Dove ciò che c’è è solo una piccola parte, dove la ricchezza è preziosa, celata nei dettagli, una corsa liberatoria, un gridolino entusiasta, una risata esplosa, uno sguardo trasognato, una parola non detta. Due occhi che ti guardano e cercano. Tutti la stessa cosa, seppur nella loro più immensa diversità: l’amore.
E noi, al CRC, ogni giorno, cerchiamo di darne.

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Voilà, lo spettacolo sei tu!

Voilà, lo spettacolo sei tu! Questo è il nome del nuovo progetto realizzato dal CRC.

Voilà, lo spettacolo sei tu – spiega la Dottoressa Donatella Tomaiuoli, direttore del CRC – è un gioco di società che nasce dall’esigenza di potenziare in tutti i bambini, non solo quelli che balbettano, le parti fondanti di una comunicazione efficace.

Il gioco nasce da un sogno, come tutti i progetti che qui al CRC mettiamo appunto. Nasce da un sogno e da una richiesta di aiuto, tramutatasi poi in una collaborazione divenuta amicizia. Ho conosciuto Marco Ippoliti un paio di anni fa, ho la fortuna, con il mio lavoro, di venire a contatto con tantissime persone, molte delle quali sono persone speciali, con cui si crea un legame, un legame emozionale che prescinde dal tempo trascorso insieme. Marco era speciale, è speciale. Mi parlò del suo lavoro, creava giochi; mi parlò della sua vita, quattro figli, una moglie in carriera e lui… un costruttore di sogni.

Ho scelto di rimanere a casa per occuparmi dei miei figli, non vedo niente di più bello. Posso lavorare anche da lì, ho bisogno di un computer e della mia mente, dunque non mi serve fare molta strada per raggiungere entrambi. Progetto cose che devono entusiasmare me per primo, giochi che, me per primo, devono divertire”.

Marco parlava il linguaggio del cuore, che è il mio e così, di getto gli chiesi di buttare giù qualcosa insieme. Lui mi chiese cosa. Io non lo sapevo, ma ero convinta che qualcosa di buono ne sarebbe uscito.”

A questa folle chiacchierata fecero seguito numerose riunioni talvolta più, talvolta meno strutturate, anche con le altre due future autrici di Voilà, lo spettacolo sei tu!, la dottoressa Maria Grazia Spinetti, logopedista specializzata nel trattamento della balbuzie in età prescolare e la dottoressa Michela Battisti, Terapista della Neuropsicomotricità dell’Età Evolutiva, entrambe coinvolte nel programma Play!, un’attività messa su dal CRC e rivolta a bambini che balbettano d’età prescolare.

Inizialmente, infatti, – spiega la Dottoressa Tomaiuoli – Voilà, lo spettacolo sei tu! doveva rivolgersi ai bambini prescolari, a quella fascia d’età, dunque, in cui tendiamo a lavorare non specificatamente sul sintomo, quanto più su tutti quelli atteggiamenti che potrebbero derivare da una cattiva gestione ed errata considerazione, da parte del paziente, della disfluenza.”

Voilà, lo spettacolo sei tu! Lavora su tutti gli aspetti della comunicazione, dall’aspetto verbale, all’aspetto mimico-gestuale, a quello paraverbale. Il bambino è portato a confrontarsi con le proprie difficoltà giocando, lavora divertendosi.

È stato scelto, per far da cornice al gioco, il circo, il circo la cui normalità è popolata di stranezze, in cui essere diverso è l’arma vincente, in cui si è liberi di essere quel che si è senza il timore di essere giudicati. Abbiamo scelto il circo per i suoi colori, per la sua vivacità, perché le sue immagini fossero riconoscibili anche senza il bisogno di dover leggere le didascalie, in lingua italiana e in lingua inglese, presenti su ogni carta.”

Le regole del gioco sono semplici, vince chi arriva prima al traguardo, ma, per arrivarci, le prove da superare non sono così banali. Il bambino è chiamato, ad ogni turno, a pescare tre tipologie differenti di carte, afferenti dalle categorie VI RACCONTO, LO FACCIO, MI SENTO e, da lì, eseguire ciò che le carte suggeriscono, rispettivamente le prime chiedono di esporre di fronte ai compagni un argomento come la propria descrizione, la propria festa, il primo giorno di scuola, le seconde indicano la modalità in cui l’argomento deve essere esposto, ad esempio, bisbigliado, urlando, oppure balbettando, le terze indicano, invece, lo stato d’animo da simulare nel corso dell’esposizione.

Sono diversi anni – raccontano le dottoresse – che proponiamo il gioco ai bambini. E’ un gioco divertente, stimolante e che porta il bambino a sperimentare l’ebrezza di essere protagonista, di essere al centro dell’attenzione di coetanei, di cui è generalmeente portato a temere l’opinione”.

Voilà, il protagonista sei tu abbi il coraggio di dire chi sei e vanne fiero.