Dal cornetto alla protesi acustica: informazioni e falsi miti sul mondo della sordità infantile

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“E se i dinosauri fossero stati sordi?” Beh, forse non avrebbero avuto il logopedista! Forse lo avrebbero mangiato! E allora, forse, solo i più audaci ed intraprendenti sarebbero diventati Logopediraptor o Logosaurus Rex!! E solo loro avrebbero potuto trasformare un pesce trombetta o un formichiere nella prima tromba acustica mai creata.

Ma come si è arrivati dalla tromba acustica ai moderni, piccoli e avanzati device?

Il XVII secolo: Benvenuto cornetto acustico

Il primo cornetto acustico somigliava a una tromba. Ma all’epoca non esisteva amplificazione o perfezionamento del suono, quindi il cornetto non poteva far altro che raccogliere il suono e portarlo nell’orecchio.

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Il XIX secolo: Nascondendo il cornetto

Nel XIX secolo il cornetto venne ridisegnato: il design modificato con intricate incisioni, dipinti e cesellature per aiutare a nascondere la perdita uditiva. C’erano, poi, le fascette acustiche (tipo cerchietti), il ventilatore acustico, le sedie acustiche. Tutti creati per aiutare le persone con perdita dell’udito a sentire meglio – e in qualche modo mascherare il dispositivo che li aiutava a farlo. All’epoca, l’ipoacusia creò un enorme stigma per chi aveva problemi di udito. Per tale motivo nacque l’esigenza di trovare soluzioni che fossero invisibili agli occhi esterni.

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1898: Entra in scena l’apparecchio acustico elettronico

Nel 1876 fu inventato il telefono e fu possibile trasmettere il segnale sonoro elettronicamente in qualsiasi luogo. Dopo una decina d’anni o poco più, nel 1898, fu inventato il primo apparecchio acustico elettronico, l’AkouphoneQuesto era composto da un microfono separato, da un amplificatore, dalle cuffie e da una batteria grande e voluminosa che durava solo un paio d’ore alla volta. Sfortunatamente, il dispositivo era anche costoso, quindi solo poche persone potevano permetterselo.

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1900: Gli apparecchi acustici elettronici diventano più piccoli (ma non ancora maneggevoli)

Nella prima parte del XX secolo, gli apparecchi acustici diventano più piccoli. Tuttavia, si doveva indossare l’amplificatore e le batterie attorno al collo e il microfono veniva tenuto in mano. Quindi chiunque parlasse poteva farlo direttamente nel microfono, proprio come un giornalista. Le dimensioni del microfono dipendevano dalla gravità della perdita uditiva, quindi più l’ipoacusia era importante, più era grande il microfono.

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1950: Nasce la radio transistor, cambiano gli apparecchi acustici, si avviano gli studi di elettrofisiologia

Una successiva e grande rivoluzione nella storia degli apparecchi acustici avviene a metà del XX secolo, poco dopo che fu inventata la radio transistor. Finalmente gli apparecchi acustici iniziarono ad assomigliare agli apparecchi acustici che usiamo oggi e, già dagli anni ’60, si iniziarono a vedere i primi apparecchi endoauricolari. Dal 1957, numerosi ricercatori americani diedero avvio ad esperimenti per la messa a punto di dispositivi elettronici che, in qualche modo, stimolassero la coclea e il nervo connesso. Tali esperimenti portarono, attorno alla fine degli anni ’70, alla realizzazione di impianti cocleari efficienti e utili a chi lamentava gravi problemi d’udito.

1990: Gli apparecchi acustici diventano digitali (e ancora più piccoli) e l’impianto cocleare è approvato dall’FDA

La digitalizzazione dei device ha fatto un’enorme differenza per le persone con deficit uditivo. Il piccolo e programmabile computer all’interno degli apparecchi acustici può amplificare con precisione milioni di segnali sonori differenti fra loro e migliorare significativamente il suono. Già dalla metà degli anni ’80 la FDA (Food and Drug Administration) approva l’utilizzo degli impianti cocleari negli adulti. Poi, grazie alla realizzazione di dispositivi sempre più avanzati dal punto di vista tecnologico, ne approva l’utilizzo anche nei bambini di almeno un anno di vita (era il 2000).

Oggi: La connettività , il design e il moderno impianto cocleare

 In questo secolo, l’apparecchio acustico diventa più smart che mai: usando internet gli apparecchi acustici possono essere connessi con lo smartphone, il telefono, la TV, così da essere veicolo di musica e telefonate. Anche se piccoli e discreti, gli apparecchi acustici di oggi sono come potenti computer. Elaborano il suono automaticamente, adattandosi all’ambiente mentre ci si muove. L’era dell’impianto cocleare lancia la sfida della riabilitazione delle sordità profonde e segna un nuovo passo avanti nella storia delle ipoacusie.

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LA NOSTRA RUBRICA

La rubrica “Guarda come sento!” vuole offrire ai genitori un sostegno ad interpretare informazioni e falsi miti sul mondo della sordità infantile e della sua riabilitazione. Durante gli incontri, sarà offerta una breve presentazione della sordità, delle implicazioni comunicative e delle diverse opzioni di riabilitazione oggi disponibili. Ogni incontro sarà seguito da uno spazio aperto alle domande da porre all’esperto.

“Io ti sento e tu?”

Posted on 8 ottobre 2020 in Blog

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