Descrizione del problema

In Italia un bambino su mille nasce sordo. La sordità è una riduzione più o meno grave dell'udito che può interessare uno o entrambi gli organi deputati alla ricezione (si parla allora di sordità monolaterale o bilaterale).
Le sordità (ipoacusie) possono presentarsi:

  • alla nascita o nell’immediata vicinanza del parto (si parla allora di sordità congenite o pre-verbali)
  • successivamente allo sviluppo del linguaggio (si parla allora di sordità post-natali o post-verbali).

Tra le cause congenite si evidenziano malattie virali (rosolia, morbillo, parotite) contratte dalla madre durante la gravidanza, malattie tossiche e fattori ereditari (1 persona su 30 è portatrice di sordità e non ne è a conoscenza!).
 
Tra le cause acquisite troviamo casi di anossia, ittero, prematurità che insorgono al momento della nascita; traumi, malattie infettive, intossicazioni da farmaci che causano sordità dopo la nascita.

Si riscontrano diversi gradi di sordità in relazione all'entità della perdita uditiva:
- sordità lieve (con una perdita che va dai 20 ai 40 decibel)
- sordità media (con una perdita che va dai 40 ai 70 decibel)
- sordità grave (con una perdita che va dai 70 ai 90 decibel)
- sordità profonda (con una perdita che è uguale o maggiore di 90 decibel).

Maggiore è il deficit, più consistente sarà l'handicap, in termini di limiti e impedimenti nella partecipazione dell'individuo affetto da sordità alle attività sociali, che riguardino la scuola, il lavoro o il tempo libero.

In rapporto alla sede di lesione, le ipoacusie si definiscono trasmissive, se coinvolgono l’orecchio medio, neurosensoriali se coinvolgono l’organo del Corti (cocleari), il nervo acustico (retrococleari), vie e centri bulbo-ponto-mesencefalici (centrali).

La nostra risposta terapeutica


In molti ospedali italiani a partire già dal terzo giorno di vita del bambino è possibile effettuare uno screening per valutare la sua reattività agli stimoli sonori.
Una diagnosi precoce è fondamentale perché consente di intervenire tempestivamente e iniziare un trattamento di educazione al suono e al mondo della comunicazione. Purtroppo molte sordità vengono diagnosticate in ritardo (tra i 19 e i 36 mesi di vita del bambino, talvolta oltre), rendendo la riabilitazione più difficoltosa per lui, come per i familiari e gli stessi operatori.

I metodi di riabilitazione,  selezionati in base alle esigenze clinico-sociali e adattati a misura di bambino, sono:

1. Oralismo: prevede l’esclusione, nell’educazione al linguaggio parlato e scritto, di qualsiasi uso dei segni. Punta da una parte sull’allenamento acustico, dall’altra sul potenziamento della lettura labiale su cui si basa la comunicazione. Nell’educazione alla lingua parlata e scritta privilegia l’aspetto della produzione a quello della comprensione.
2. Metodo bimodale: utilizza l’italiano segnato (IS). La parola pronunciata è accompagnata dal segno corrispondente, pur lasciando inalterata la struttura della lingua verbale. ‘Bimodale’ significa doppia modalità e infatti nella metodologia bimodale vengono utilizzate la modalità acustico-verbale (poiché si parla) e la modalità visivo-gestuale (perché si segna), ma un’unica lingua (l’italiano).
L’obiettivo del metodo bimodale, comune a metodologie più ‘tradizionali’, è la migliore competenza possibile del bambino sordo nella lingua parlata e scritta.
3. Bilinguismo: consiste nell’esporre il bambino sordo contemporaneamente alla lingua vocale e alla lingua dei segni. I fautori di questo approccio partono dalla considerazione che le persone sorde acquisiscono con molta facilità la lingua dei segni, a differenza di quanto accade con la lingua vocale, perché i segni viaggiano sulla modalità visivo-gestuale e, quindi, su un canale per loro integro.

Il trattamento può prevedere solamente incontri logopedici (per strutturare l’area dei pre-requisiti della comunicazione in area cognitiva, per sviluppare l’area acustica, l’area linguistica, l’area pragmatica e quella scolastica), oppure essere integrata da una terapia neuropsicomotoria (per favorire la presa di coscienza dello schema corporeo, della spazialità, degli aspetti ritmici corporei e del suono, dell’equilibrio statico e dinamico).

Fondamentale, durante il percorso, è il sostegno che la famiglia del bambino sordo offre, con la guida dell’equipe sanitaria, per lo sviluppo di una comunicazione del piccolo che risulti efficace ed efficiente.
Qualora si renda necessario, l’equipe può prevedere un sostegno alla genitorialità da affiancare alle suddette terapie. Se la scelta terapeutica volge all’utilizzo dei metodi bimodale e bilingue, terapisti specializzati proporranno ai genitori di acquisire loro stessi delle competenze in lingua dei segni, rivolgendosi a strutture deputate al relativo insegnamento.

 
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