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Note sulla Balbuzie

" La balbuzie è sostanzialmente determinata da improvvisi spasmi dei muscoli della respirazione e del linguaggio, per cui i movimenti di questi muscoli, normalmente coordinati in modo perfetto, diventano disordinati ed obbligano il paziente ad arrestarsi su un certo suono o gruppo di suoni….è impossibile darne definizione valida per tutte le tipologie, così come non tutte le cure sono valide per tutte le balbuzie “…. (dal Dizionario di Medicina di Ulrico di Aichelburg)

La balbuzie è un disturbo che interessa circa il 2% della popolazione mondiale ed è equamente distribuito in tutti i Paesi del Mondo.
Di norma si manifesta tra i 3 e i 6 anni di età, con un’incidenza del 50 % prima dei 4 anni e del 75 % prima dei 6 anni. Il rischio quindi di iniziare a balbettare è massimo nella fascia di età compresa tra i due e i quattro anni, periodo di massima evoluzione del linguaggio verbale. La possibilità che un bambino balbetti aumenta da tre a cinque volte nel caso in cui uno dei genitori abbia balbettato o sia ancora balbuziente. Dai dati in letteratura si desume come la balbuzie sia di gran lunga più frequente nei soggetti di sesso maschile con un rapporto che varia tra il 3 e il 4 a 1 rispetto a quello femminile.

Esistono principalmente due forme di balbuzie; clonica e tonica.

Nella forma clonica predominano le ripetizioni di fonemi e di sillabe, che interessano in particolare la prima sillaba della parola e/o la prima parola della frase; esse oltre che involontarie sono anche variabili in quanto qualsiasi parola può causare il disturbo a seconda della situazione in cui viene utilizzata o della posizione che occupa nella frase. Esistono anche forme di balbuzie in cui gli elementi palilaici, cioè quelli che il soggetto ripete sono estranei alla frase che deve pronunciare.

Nella forma tonica si producono blocchi di durata variabile che non consentono al soggetto di dare inizio all’emissione della parola o ne interrompono il flusso, nei casi più gravi tali blocchi provocano anche una tensione generalizzata del corpo con fissità dello sguardo. Nella pratica clinica si incontrano soprattutto forme miste tonico- cloniche in cui i sintomi dell’una e dell’altra forma si sommano e si mescolano provocando una notevole disritmia del discorso, che presenta esplosioni, ripetizioni e interruzioni.

Una caratteristica peculiare della balbuzie è la sua variabilità, particolarmente accentuata nei bambini più piccoli, la cui balbuzie potrà variare da un giorno all’altro, da una situazione all’altra o addirittura nell’ambito di una stessa conversazione. Pur non avendo la ricerca ancora individuato le cause di tale variabilità, è evidente che tali difficoltà aumentano in condizioni di eccitazione, tensione, stanchezza o fretta del paziente.

La balbuzie è un disturbo della comunicazione nel quale molti fattori e molte persone interagiscono in maniera complessa. E’ un problema che coinvolge non solo colui che parla, ma anche chi lo ascolta.
Questa affermazione risulta particolarmente valida quando ci si riferisce ai bambini piccoli, per i quali le difficoltà di fluenza possono non costituire un problema, mentre per i genitori, e successivamente per gli insegnanti, le stesse difficoltà possono essere fonte di grande preoccupazione ed ansia.

E’ auspicabile incominciare a prestare la massima attenzione all’insorgere della balbuzie nei primissimi anni di vita, in quanto si riscontra una significativa casistica di forme di disfluenza in età prescolare. Tali casi si riconoscono in quanto presentano i caratteri non già o non più della balbuzie primaria o fisiologica, bensì della balbuzie cronica, ed in particolare: la consapevolezza del disturbo e l’ansia ad essa collegata.

Un’attenta osservazione diagnostica permetterebbe di evidenziare nel bambino l’entità di una balbuzie non più e non solo quantitativamente, ovvero mediante semplice conteggio del numero delle disfluenze nell’ambito di una produzione verbale, ma anche qualitativamente, ovvero mediante valutazione degli effetti che tali disfluenze producono sul paziente e sui suoi interlocutori.

Infatti, se il disturbo del bambino viene accettato dall'ambiente familiare e se la famiglia stessa si preoccupa di riconoscere e sviluppare tutte le sue potenzialità, indipendentemente dalla balbuzie, il bambino - futuro adulto - avrà maggiori possibilità di affrontare con serenità gli ambienti sociali-extra familiari (scuola, palestra, università, lavoro, ecc.) e la vita stessa. In tali ambienti, infatti, il bambino potrà muoversi pensando di poter essere accettato ed apprezzato per ciò che egli è, piuttosto che essere giudicato per il suo modo di parlare. E questo, nel trattamento della balbuzie, costituisce un elemento essenziale.

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